Ambiente: dalle trivelle alla filovia, in Abruzzo è sindrome Nimby

Contestati 27 impianti, il 7,4% del totale nazionale. Una giornata di studi all'Università di Teramo
09 gennaio 2014

TERAMO - Gli impianti per l'estrazione di idrocarburi al largo della costa teatina e teramana, la filovia Montesilvano-Pescara, il metanodotto della Snam in Valle Peligna, l'elettrodotto Terna tra Italia e Montenegro, la realizzazione di nuovi impianti per lo smaltimento dei rifiuti, le centrali a biomasse. L'Abruzzo non è immune dalla sindrome di Nimby, acronimo dell'espressione 'non nel mio giardino', ovvero l'opposizione a impianti, infrastrutture, opere pubbliche, che ha raggiunto soglie critiche anche nella regione che si posiziona al quinto posto tra le regioni italiane per numero di impianti contestati. Questi i dati contenuti nell'ultimo rapporto dell' Osservatorio Nimby Forum (www.nimbyforum.it), promosso dall' associazione no profit Aris - Agenzia di Ricerche Informazione e Società. Secondo l'Osservatorio Nimby Forum, infatti, nel 2012 in Italia sono stati contestati 354 impianti, 27 dei quali in Abruzzo, pari al 7,4% degli impianti complessivi, un numero considerevole che costituisce la metà degli impianti contestati in Lombardia (54) e Veneto (52), e che fa il paio con quelli avversati in Toscana (38) ed Emilia Romagna (30). Le contestazioni in Italia riguardano molte tipologie di insediamenti industriali sul territorio, compresi gli impianti a fonti rinnovabili come le centrali a biomasse, che sono state in Abruzzo tra le opere più contestate nel 2012 e nel 2013. Al fenomeno del Nimby e alle strategie di comunicazione che devono essere pianificate, il corso di Comunicazione di crisi aziendale, in collaborazione con l'Università degli Studi di Teramo e lo Spin off dell'Università di Teramo Cisrem, ha dedicato una giornata di studi, che si svolgerà giovedì 16 gennaio nella Sala delle Tesi della Facoltà di Scienze della Comunicazione nel Campus di Coste Sant'Agostino.

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