Asilo esploso a Piano d'Accio, indagato un tecnico

L'inchiesta del pm Giovagnoni prosegue: in arrivo altri avvisi di garanzia. Non ci sono amministratori nè dipendenti comunali. Le cause: dal riduttore alla griglia del vano caldaie non a norma
05 aprile 2014

TERAMO - Un tecnico della ditta incaricata della gestione delle centrali termiche di alcunii edifici comunali, la Cpl Concordia, risulta essere il primo iscritto nel registro degli indagati dell'inchiesta condotta dalla procura teramana sull'esplosione all'asilo di piano d'Accio, avvenuta il 3 ottobre scorso. Il pubblico ministero Stefano Giovagnoni, che sta conducendo le indagini, alla luce della relazione rimessa dal consulente tecnico Francesco Milia, ha delineato il quadro dell'impianto accusatorio su quanto accedde in quel drammatico pomeriggio, quando decine e decine di bimbi scamparono a sicura morte soltanto perchè il caso volle che il vano delle caldaie esplodesse in un'oraio, verso le 18, in cui la scuola era vuota. Il nome del tecnico non è l'unico ad eserepresente nel fascicolo d'indagine. In ambienti giudiziari si apprende infatti che potgrebbero esserci altri indagati, ma nessuno amministratore o tecnico comunale. Secondo quanto accertato dalle perizie, a provocare l'esplosione è stata una serie di concause, a partire dalla rottura del riduttore del gas, alla presenza di una intercapedine nel muro che ha fatto da 'strada' al gas verso il vano caldaia fino alla presenza di una griglia non a norma nello stesso locale. La rottura del riduttore ha fatto sì che il gas entrasse nel vano caldaia a una pressione altissima, fino a saturare l'ambiente, con pochissima possibilità di fuoriuscire per la presenza di una sola griglia e per di più in basso. L'accensione del boiler dell'acqua calda (l'unico strumento funzionante in quei giorni all'interno del vano, perche le due caldaie erano ancora spente), avrebbe fatto da innesco alla grande quantità di gas e da qui l'esplosione.     

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