Bambini e adolescenti problematici, Caltabiano: «Basta con il 'gioco delle colpe' familiari, i minori vanno ascoltati»

Ospite del seminario che si è svolto questa mattina all'Hotel Sporting il nuoropsichiatra infantile Maurizio Andolfi
09 luglio 2018

TERAMO - Formare e sensibilizzare gli insegnanti teramani all’ascolto, uscendo dal sistema delle “colpe” generazionali, cercando di studiare ed attribuire significati precisi ai comportamenti di bambini e adolescenti: sono queste, secondo Mario Caltabiano, psicoterapeuta e direttore dell’Accademia di psicoterapia della famiglia di Teramo, alcuni degli accorgimenti necessari per trasformare i minori problematici da “sintomo della crisi” in una risorsa nella terapia familiare. Anche di questo si è discusso durante il seminario “Bambini e adolescenti problematici nella terapia familiare multigenerazionale”, organizzato proprio da Caltabiano, che si è tenuto questa mattina all’Hotel Sporting di Teramo.Più complesso, invece, secondo Mario Caltabiano, il rapporto con i figli degli immigrati ormai sempre più presenti nelle scuole teramane. «Sicuramente ci sono nodi aggiuntivi scaturiti dal fatto di essere in una terra straniera. Perdere il proprio mondo di appartenenza è un vero e proprio lutto molto grave. Un Paese come l’Italia che vanta la “cultura del benessere non può limitarsi ad essere generoso con i più poveri, ma deve essere essere in grado di costruire un sistema di accoglienza e di rispetto per tutti».Ospite d’eccezione del convegno è stato Maurizio Andolfi, neuropsichiatra infantile, direttore dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia. «I bambini - ha spiegato Andolfi - sono testimoni privilegiati di quello che accade nel nucleo familiare e possono aiutare gli psicoterapeuti ad arrivare alle radici del problema raccontando le storie che hanno sentito dai genitori, gli avvenimenti vissuti o disegnando dei ginogrammi (grafici che ripercorrono la storia della famiglia). Tutto questo permette ai minori non solo di cicatrizzare ferite aperte ma avvia un processo di trasformazione anche nelle relazioni con i familiari». Andolfi ha sottolineato come “un bambino con problemi psicosomatici o relazionali può, proprio partendo dai suoi sintomi, entrare nel mondo familiare e ripercorrere i conflitti e i tagli emotivi”.

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