Bici per i detenuti-studenti di UniTe, l'Adsu sostiene il progetto educativo del carcare di Castrogno

Firmato il protocollo d'intesa. La testimonianza dell'ex mafioso laureato: "La cultura preserva dalla devianza". Le due ruote saranno utilizzate dai rinchiusi che lavorano alla mensa del Campus ma anche per chi vorrà studiare all'università
29 maggio 2019

TERAMO - Passa anche attraverso la disponibilità di quattro biciclette, di cui due a pedalata assistita, il percorso di facilitazione di accedere ai corsi formativi universitari dell'Ateneo di Teramo per i detenuti ristretti nella casa circondariale di Castrogno. Il protocollo d'intesa, preparato dal professor Claudio Lo Sterzo, e siglato ieri mattina nella sede del Rettorato tra il direttore del penitenziario teramano, Stefano Liberatore, il presidente dell'Azienda per il diritto allo studio, Paolo Berardinelli, e il rettore Dino Mastrocola, e l'intervento del presidente della Fondazione universitaria, Romano Orrù, è un altro tassello che punta ad incrementare il progetto di recuperare attraverso lo studio le condizioni di emarginazione di chi sconta errori commessi nei rispettivi percorsi di vita. Come ha voluto testimoniare Santo Le Pera, il 60enne condannato per associazione mafiosa laureatosi nel dicembre scorso a UniTe in Scienze del Turismo, se la "cultura preserva dalla devianza", la strada è di sicuro quella buona. Le biciclette serviranno per il momento a facilitare la mobilità di due detenuti assunti con borsa lavoro alla mensa universitaria e ad un terzo in arrivo alla Fondazione Università di Teramo. Ma nel futuro potrebbero arrivare ad essere il mezzo di locomozione per colore che, in attesa di giudizio e autorizzati, vorranno recarsi al Campus di Coste Sant'Agostino per seguire le lezioni e dare esami. "Non sembri un paradosso - ha spiegato il direttore Liberatore - il fatto che avremo disponibili queste biciclette in carcere. Non si tratta di un 'regalo' a una categoria sì svantaggiata, ma detenuta, che ha commesso dei reati: la finalità non è puramente oggettiva, legata alla mera elargizione di un mezzo per lo spostamento, ma è specifica e valorizzata dall'aspetto rieducativo, attraverso il diritto allo studio. E' un aiuto a questi soggetti per superare la difficoltà di mobilità per studiare". Un detenuto più colto magari anche laureato, viene restituito alla società con potenzialità diverse dalla recidiva, dunque. L'idea dell'Adsu, come ha spiegato anche il direttore Antonio Sorgi, diventa dunque valorizzazione di un percorso virtuoso di studio in cui il penitenziario di Castrogno conta già altri pecedenti positivi: oltre a qualche decina di detenuti-studenti che seguono i corsi di Agraria e Alberghiero dell'Istituto Di Poppa Rozzi, e seguiranno da quest'anno anche quelli dei servizi per il turismo, ci sono 9 iscritti alle facoltà universitarie e ben 3 nel recente passato, si sono laureati. Un risultato che per essere compreso nella sua pienezza, va rapportato alle difficoltà organizzative e logistiche che Castrogno presenta, noto per il suo sovraffollamento con i 430 detenuti ospitati. La sicurezza associata al trattamento, l'impossibilità di far 'incrociare' i detenuti delle varie aree detentive, come ha spiegato la responsabile dell'area educativa, Elisabetta Santolamazza, vede i rinchiusi studiare perfino... nella chiesa del carcere. 
Le biciclette sono fornite dall'Azienda per il diritto allo Studio di Teramo, che conferma la propensione ad allacciare una rete di interessi sul territorio, che fa il paio con la capacità, altrettanto dinamica, di intercettare sempre più finanziamenti propri, attraverso la partecipazione a bandi competitivi. "Un virtuosismo - ha aggiunto il presidente Berardinelli - che conferma il ruolo positivo dell'Adsu nei confronti della popolazione carceraria", la cui facilitazione è stata già testimoniata dall'offerta delle borse lavoro. La politica non sta a guardare questo nuovo modello sociale, secondo quanto ha ben compreso anche l'assessore regionale alla ricerca e all'università Piero Fioretti, che ha voluto ricordare come questo impegno, nella casa circondariale, "viene portato avanti nonostante le gravi difficoltà in cui versa la quotidiana attività degli agenti di polizia penitenziaria".  

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