Bloccati i soldi del bando delle periferie, per Teramo addio a 12,3 milioni per 5 progetti (e le case Ater)

Congelati per due anni nel testo del decreto Milleproroghe. Il sindaco D'Alberto e l'assessore Di Padova: «Evenienza gravissima»
08 agosto 2018

TERAMO - I sindaci di 96 comuni italiani, tra i quali quelli di Pescara, L'Aquila e Teramo, quelli che si sono aggiudicati i finanziamenti per il cosiddetto bando delle periferie (3,8 miliardi di euro per la rigenerazione urbana) sono sul piede di guerra. Il testo del Decreto Milleproroghe approvato infatti dal Senato contiene il differimento dell'efficacia delle convenzioni al 2020. Se nella seduta dell'11 settembre la Camera non modificherà qualcosa, al momento è molto difficile che gli Enti riceveranno mai quei finanziamenti. Molte realtà hanno, però già investito nelle progettazioni e ora il possibile congelamento delle risorse potrebbe determinare anche delle serie difficoltà nella gestione del bilancio. «Il bando - ricorda l'Anci - è nato con il grande obiettivo di recuperare le periferie e rilanciare, al contempo, anche le grandi città che, come naturale conseguenza, ne avrebbero beneficiato. Una sfida culturale che i Comuni avevano raccolto con entusiasmo. Ora lo stop prospettato dal Governo segna un arresto traumatico alla riqualificazione urbana dei territori che potrebbero dover attendere ancora anni prima di vedere i lavori di 'rinascita' finiti".
Fortemente critico è il sindaco di Teramo, Gianguido D'Alberto che definisce quanto si è venuto a creare una "evenienza dalle ripercussioni gravissime. Il Governo non ha tenuto conto che la progettazione su tali bandi è ormai in stato avanzato, con impegni precisi assunti dai Comuni nei confronti di professionisti e soggetti coinvolti".  Teramo verrebbe a perdere 12,5 milioni di euro per i cinque interventi previsti che ammontano in totale a 16,1 milioni. Per questi motivi, il sindaco e l’assessore al governo del territorio, Stefania Di Padova chiedono “ai Parlamentari di rivalutare le decisioni al momento assunte e di impegnarsi fortemente per scongiurare la perdita di risorse per opere da destinare alla riqualificazione del territorio, di cui Teramo ha particolare necessità".Oltre ai sindaci c'è anche l'Ater di Teramo a sollevare critiche a questa decisione: «Una grande occasione perduta - la definisce il commissario dell’Ater di Teramo, Nicola Salini -, che avrebbe consentito all’Ater la riqualificazione di 13 palazzine e non solo, perché con il Comune quale ente capofila e RFI quale partner, in programma c’era anche la creazione di un centro antiviolenza per le donne e di una pista ciclabile che avrebbe dovuto attraversare tutta la città di Teramo. Questo emendamento è una battuta d’arresto». E non è l’unica voce preoccupata, quella di Nicola Salini, che si leva in queste ore proprio a seguito dell'emendamento, che potrebbe paralizzare in tutta Italia molti progetti, con il rischio di bloccarli non per due anni, ma sine die. A Teramo, però, c’è un dettaglio ulteriore che rende ancora più amara questa notizia: «E’ quello degli sfollati - continua il commissario Ater -: questa decisione invalida un progetto di prospettiva che avrebbe dato alla nostra città una diversa possibilità di ripartenza, invece il Governo ha deciso che… dovremo aspettare due anni».

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