Casa dello studente, tutto bloccato: i milioni del Miur arenati alla Corte dei Conti

Si inceppa il percorso verso la realizzazione della struttura di viale Crucioli. L'Adsu spera che il nuovo Governo sblocchi la procedura
15 settembre 2018

TERAMO - Il rilievo fatto dalla Corte dei conti al decreto dell’ex ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, sta complicando la vita al progetto di realizzazione della Casa dello studente nell’ex Rettorato di viale Crucioli. Una buona fetta dei fondi necessari per avviare gara e cantiere, 9 milioni di euro, dipende infatti dalla legge 388 del Miur, la cui graduatoria era quasi in dirittura d’arrivo quando è stata osservata. I giudici contabili hanno rilevato una ‘incoerenza’ tra l’atto ministeriale e la legge stessa di cui era emanazione, nell’aspetto dell’utilizzo dell’intero finanziamento per cofinanziare residenze universitarie e non anche parte destinate agli studenti degli istituti di istruzione superiore. Un cavillo non da poco, visti i tempi risicati in cui la procedura era stata sbloccata dalla Fedeli. L’aver firmato il decreto quasi sul filo di lana della scadenza del Governo Gentiloni ha fatto sì che tutto fosse vanificato dall’elezione del nuovo Parlamento e del rinnovo dei dicasteri. Non è stato cioè possibile rimodulare la graduatoria dei progetti ammessi a finanziamento e ripetere il passaggio del vaglio della magistratura contabile per cui tutto è decaduto per il momento, e si attende che il nuovo Governo riprenda in mano la problematica.
Questo si è tradotto in un notevole ritardo per l’avveniristico progetto dell’Azienda per il Diritto allo Studio che pur aveva riscosso successo e consensi per l’innovazione associata all’idea progettuale, che in un solo colpo avrebbe colmato una lacuna sul piano delle residenzialità e recuperato un bene storico della città. All’Adsu non nascondono un pò di apprensione per lo stop. La recente esperienza del bando delle periferie non fa deporre per l’ottimismo di una soluzione positiva e soprattutto nel breve periodo. Ci sono però tanti pro attorno a questo investimento così come al finanziamento delle legge che dal 2000 garantisce sostegno alle progettualità residenziali, sotto forma di cofinanziamenti che contano sul ruolo attivo della Cassa Depositi e Prestiti. Un recente studio del Miur, infatti, indicherebbe in un rapporto di 1 a 10 il valore del denaro investito nelle residenze per gli studi, della serie che u milione finanziato equivale a 10 milioni di volano economico sul territorio, dettaglio da non sottovalutare, in particolar modo in una terra sconvolta da crisi e terremoti. Il peso specifico dell’importo preventivato sul costo progettuale è fondamentale. L’operazione Casa dello Studente, nel business plan elaborato dall’Adsu, impegna circa 20 milioni di euro, dei quali 8 sono costituiti dal valore dell’opera, 3 sono fondi di provenienza terremoto e il restante dal Miur, appunto attraverso il bando della 388. La vecchia struttura che fu prima Ospedale civile Vittorio Emanuele III, poi Università di Teramo con mensa e infine Rettorato, dovrebbe tornare in vita con la realizzazione di uffici, sale studio, palestra, ristorante, uno sportello bancomat e anche due sportelli dell’Adsu. La Residenza universitaria prevede 212 posti letto, in modo da ospitare non solo i borsisti, ma anche gli studenti che arrivano per l’Erasmus, con parcheggi interrati e in superficie impianti sportivi e un orto urbano a cura degli stessi ospiti con la collaborazione della Facoltà di Agraria. L’intoppo conosciuto dall’iter procedurale, fa sì che l’opera sia in ritardo di almeno dieci mesi: considerato che il progetto dell’Adsu di Teramo era ai piani alti in quella graduatoria stilata dal Miur e ‘decretata’ dal ministro Fedeli, e dunque sicuramente finanziato, il cronoprogramma ad oggi avrebbe previsto già la pubblicazione della gara in Gazzetta ufficiale. Il fine anno, forse, avrebbe potuto essere già tempo per l’aggiudicazione dei lavori da parte della Provincia, che è soggetto attuatore in quanto stazione appaltante. E invece tutti sulle spine, sperando nel Governo gialloverde, ma è chiaro che questi lavori non potranno rispettare più la scadenza immaginata del 2019.

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