Chiodi, assolto con Gatti per Rimborsopoli: «Esperienza per me devastante»

Si chiude con un altro flop il caso giudiziario che fece saltare la rielezione del Governatore emerito e coinvolse 25 politici regionali
13 giugno 2018

TERAMO - «Si chiude un'esperienza devastante, soprattutto a livello umano, per me e per chi mi è stato vicino». Così l'ex presidente della Giunta regionale abruzzese, Gianni Chiodi, dopo essere stato assolto "perché il fatto non sussiste", nel processo sulla cosiddetta 'Rimborsopoli' abruzzese, celebratosi con rito abbreviato presso il Tribunale di Roma. Insieme a Chiodi, assolti, sempre con formula piena e per tutti i capi di imputazione, l'ex vicepresidente della giunta regionale, Alfredo Castiglione e l'ex assessore regionale all'Istruzione, Paolo Gatti.
«Si tratta di una vicenda che fin dall'inizio ho ritenuto infondata, ma che mi ha portato all'attenzione dei media nazionali - ha proseguito Chiodi, assistito dagli avvocati Enrico Mazzarelli e Pietro Referza - mi piacerebbe che fosse dato almeno un decimo del risalto che è stato dato ad avvisi di garanzia 'farlocchi' e che chi mi ha condannato sulla base di quegli avvisi di garanzia oggi mi chiedesse scusa, ma so bene che entrambe le cose, molto difficilmente, avverranno».
Chiodi, Gatti e Castiglione erano accusati, a vario titolo, di peculato e truffa aggravata, per fatti risalenti ad un periodo compreso tra il 2009 e il 2012, riguardanti l'utilizzo improprio delle carte di credito regionali, che secondo l'accusa erano state utilizzate per presunte spese indebite di vitto e alloggio in occasione di missioni e trasferte nella Capitale. Il peculato era stato ipotizzato nei casi di utilizzo della carta di credito riguardanti fini non istituzionali, mentre la truffa aggravata era stata contestata in relazione al periodo iniziale della consiliatura, quando Giunta e assessori anticipavano le spese e i rimborsi erano a debito. La sentenza di assoluzione, emessa dal Tribunale di Roma, dove per ragioni di competenza territoriale era approdata l'inchiesta nata a Pescara, riguarda tutte le contestazioni che erano state mosse nei confronti dei tre imputati.

Dei 25 politici regionali indagati nel 2014, ben 15 sono stati archiviati alla fine dell’inchiesta (Lanfranco Venturoni, Carlo Costantini, Federica Carpineta, Giorgio De Matteis, Cesare D’Alessandro, Riccardo Chiavaroli, Franco Caramanico, Nicola Argirò, Emilio Nasuti, Alessandra Petri, Antonio Prospero, Lorenzo Sospiri, Giuseppe Tagliente, Luciano Terra e Nicoletta Verì). Le posizioni degli altri 10i, dopo una serie di udienze sulla giurisdizione, sono finite al vaglio di diverse Procure italiane e per alcuni indagati nei mesi scorsi ci sono state archiviazioni o assoluzioni. È il caso del teramano Mauro Di Dalmazio, ex assessore regionale, che dal Tribunale di Roma ha ottenuto l’archiviazione. Assolti in udienza preliminare gli ex assessori Luigi De Fanis e Carlo Febbo; assolto poco dopo, a Livorno, anche Gianfranco Giuliante.

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