Chiusura IperSimply, i sindacati chiedono l'intervento del tavolo istituzionale. L'azienda propone trasferimenti tra Forlì e Pescara

Cgil e Cisl si rivolgono al tavolo delle relazioni industriali. Dei 53 dipendenti la maggior parte sono donne e part time, costi di viaggio insostenibili
07 settembre 2018

TERAMO - Un incontro urgente al tavolo delle relazioni industriali della Provincia di Teramo per discutere dell'improvvisa chiusura del punto vendite IpserSimply di Piano d'Accio e conseguente drammatico aut-aut ai 53 dipendenti, per molti dei quali si tratta di un vero e proprio licenziamento. I sindacati non perdono temppo e, in contempranea con la protesta pubblica e visibile di domattina dinanzi a quello che nacque come Cityper, dove sarà organizzato un presidio dei lavoratori assieme alla sciopero. Filcams Cgil e Fisascat Cisl coinvolgono il livello istituzionale chiedendo al presidente facente funzioni della Regioe, Giovanni Lolli, a quello della Provincia, Renzo Di Sabatino e al sindaco di Teramo, Gianguido D'Alberto, di prendere a cuore questa drammatica pagina sindacale per la nostra provincia. Perchè di dramma si tratta, così come lo fu di recente per la Spea di Sant'Atto. Anche in questo caso si tratta di 53 famiglie che rischiano di non avere più uno stipendio in casa, nella maggior parte anche l'unico. La Sma, il gruppo che detiene ancora la proprietà dell'ipermercato alle porte della città, ha comunicato dalla sera alla mattina la chiusura del punto vendita e ha proposto ai dipendenti, la maggior parte dei quali sono part-time e donne, di trasferirsi in altri punti vendita del gruppo, in un'area lavorativa compresa tra Forlì e Pescara. Con ovvia considerazione, sottolineano Emanuela Loretone della Cgil e Luca Di Polidoro della Cisl, che per i full time si tratta di un deciso passo indietro sul fronte del salario e per i part time nemmeno la possibilità di coprire le spese. Eppure si tratta di lavoratori e lavoratricie che da quasi un ventennio hanno fatto la storia di questo ipermercato: «Gli ultimi anni sono stati segnati dalla resa - dicono i sindacalisti - da parte della direzione aziendale, alla concorrenza. Abbiamo assistito al calo degli investimenti si negozio, prodotti e servizi e alla conseguente perdita della clientela».

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