Cominciati i lavori sul lungofiume: dopo la cura del verde, presto la riapertura FOTO

Dopo le piene di fine aprile, ancora interdetto un lungo tratto da via Manthonè. Il Comune intanto ha ripulito tutto il resto
04 settembre 2018

TERAMO - Presto la pista ciclopedonale dell’anello fluviale potrebbe tornare disponibile per l’intero tracciato. A distanza di oltre quattro mesi dalle piene del Tordino che hanno portato via ampi tratti di argine e con esso anche del tracciato per le bici, si vedono infatti le prime transenne di un cantiere che cerca di ingabbiare la forza del fiume per proteggere di nuovo il percorso. Intanto però la buona notizia è che dopo mesi e mesi di attesa, finalmente è stata fatta pulizia e erbacce e rovi e la pista adesso ha un aspetto più presentabile.

IL PRIMO CANTIERE Il fiume Tordino con la sua piena aveva distrutto un’ampia porzione del ciglio della lingua di sterrato del percorso, sia nella zona di via Manthonè, dietro l’ex comando dei vigili del fuoco, che in quella dell’ex Galadrim, sotto alla Caserma Grue. Proprio in prossimità dei viadotti del Lotto zero che proseguono verso Montorio c’è lo sbarramento che vieta l’ingresso e la fruibilità del parco. Inutile sottolineare che da subito, sia i ciclisti che i pedoni hanno perfettamente ignorato il divieto e la barriera fisica è stata spostata in maniera tale da potervi accedere. Oggi qui ci sono già i ‘gabbioni’ pronti per accogliere le pietre ed essere sistemati a rinforzo dell’argine, mentre altri lavori di sistemazione lungo il letto del fiume dovrebbero garantire in futuro una diversa gestione del corso d’acqua, proprio dove le piene rischiano, come successo, di provocare maggiori danni.

VORAGINE APERTA Se però nel primo caso io spazio rimasto per il transito è ancora tale da non mettere a rischio l’incolumità di chi trasgredisce al divieto di transito, diversa e più pericolosa è la situazione più oltre. Dietro il parcheggio del ristorante, la voragine che si è aperta sotto la spinta del fiume, che ha inghiottito parapetti in legno e gran parte del battuto della pista, è tale che il passaggio è ridotto a una stretta passerella. Qui l’erbaccia cresce anche all’interno della profonda buca, segno di una manutenzione assente, anche se un intervento diverso dalla ricostruzione dell’argine qui non si giustificherebbe. E’ presumibile che anche qui il Genio Civile, in quanto si tratta di proprietà demaniale, possa intervenire presto come fatto altrove, perchè questo punto è centrale per la passeggiata e di fatto spezza a metà la pista sul lato ovest.

PULIZIA DEL VERDE Per chi era abituato a percorrerlo come fosse in ambiente da foresta pluviale, il colpo d’occhio attuale, fresco di pochi giorni, è inusuale, oseremmo dire. La vegetazione infestante, che copriva gli  ingressi dei ponti in legno, nascondeva le panchine e in alcuni punti invadeva anche il percorso ciclabile, è un ricordo. Bisogna dare atto all’assessore all’ambiente e alle manutenzioni Valdo Di Bonaventura, che anche con le risorse quasi azzerate, è riuscito come più voci avevano invocato si facesse, da tempo immemore. Adesso il lungofiume non sembra più in stato di abbandono almeno nei tratti in cui è percorribile. Sui social girano gli scatti della zona del laghetto e dell’area prospiciente al Lidl, sul lungofiume Vezzola, linda e pinta, ma il meglio di sè l’intervento comunale è molto più visibile nella zona della Cona, all’ingresso a ovest sul Tordino e fino al campo sportivo della Cona, quella frequentata con numeri inferiori rispetto all’altra.

ADESSO IL FONDO Molto è stato fatto, lo ripetiamo. Ma il fondo sterrato ha bisogno di essere rivisto quasi completamente. Purtroppo i rivoli d’acqua che scorrono dalle zone in quota più alta rispetto al fondo della pista hanno scavato solchi che a volte sono veri e propri letti di fiume, in alcuni punti (come verso Scapriano, all’altezza di viale Bovio) si scopre il materiale di impermeabilizzazione sotto al brecciolino. Tutti interventi che spetteranno al Comune, si spera, una volta conclusi i lavori di competenza demaniale.

RISCHIO IDRICO C’è però una situazione che forse nel corso degli anni è stata sottovalutata e che è tra le principali cause degli smottamenti per la tracimazione del fiume Tordino, soprattutto nella zona della Cona: il letto del fiume è pieno di grandi tronchi e rami che ostacolano il corso d’acqua. In alcuni punti formano uno sbarramento pericoloso che costringe il fiume a trovare un percorso alternativo, spesso con l’erosione dell’argine verso la pista. Un rischio che diventa altissimo nella zona in via Ponte San Giovanni fino al possibile incaglio del Ponte a catene, dove già in precedenza ci sono stati allarmi rossi per la piena.

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