Consegnati gli appartamenti a cinquanta famiglie teramane sfollate

In attesa della ricostruzione delle loro case sono state sistemate nelle "case dei costruttori" comprate dalla Regione
21 maggio 2020

TERAMO - A quasi quattro anni dalla prima scossa di terremoto del Centro Italia, cinquanta famiglie teramane di sfollati hanno lasciato la sistemazione alberghiera e sono rientrate in un’abitazione vera e propria, le cosiddette “case dei costruttori”, appartamenti acquisiti dalla Regione Abruzzo con i fondi della Protezione Civile e messi a disposizione del patrimonio Ater attraverso le graduatorie stilate dal Comune. Le cinquanta abitazioni accoglieranno gli sfollati fino a quando le loro case di proprietà, gravemente danneggiate dal sisma, non verranno ricostruite. A quel punto le case entreranno a far parte delle graduatorie delle case popolari.

 

 

«Oggi, con l'avvio della consegna delle chiavi ai primi nuclei familiari assegnatari delle abitazioni Ater destinate agli sfollati - ha commentato il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, che ha accompagnato il presidente dell’Ater Maria Ceci durante la consegna delle chiavi - Abbiamo raggiunto un primo obiettivo, reso possibile soprattutto in questo momento storico esclusivamente grazie al lavoro certosino che è stato svolto dagli uffici comunali e dell'Ater e grazie a una sinergia tra enti che dovrà essere rinnovata. Perché quello odierno è solo un primo passaggio con cui diamo una risposta a delle famiglie che abbiamo cercato di tutelare in questi mesi davanti a un percorso che, come tutti sappiamo è stato molto complesso, articolato e anche accidentato».

 

«Oggi raggiungiamo il primo obiettivo di restituire non la casa, ma una casa a tante famiglie. Quando dico non la casa, ma una casa, lo dico perché il vero traguardo è la ricostruzione e consentire a tutte le famiglie che sono fuori di poter rientrare nelle loro abitazioni. Per questo stiamo lavorando, nel dialogo con il commissario Legnini per poter arrivare a una semplificazione della ricostruzione pubblica. Altrimenti l'Ater e tutte o le operazioni di ricostruzione pubblica dovranno scontare delle tempistiche che sono quelle ordinarie e che non consentono di dare risposte in tempi certi ai cittadini».

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