Contenzioso Ruzzo, il Tribunale delle imprese estromette il presidente del Cda dal giudizio e nomina un curatore speciale

Dinanzi ai giudici aquilani riconosciuto il conflitto di interesse del legale rappresentante. Soddisfatto il sindaco: "Tracciata una linea sulla vera portata della questione"
28 novembre 2019

TERAMO - Il tribunale delle imprese dell'Aquila ha nominato, con una sua ordinanza, un curatore speciale che rappresenti la Ruzzo Reti Spa, al posto dei suoi amministratori, nel giudizio intentato dall'amministrazione comunale di Teramo che chiede l'invalidazione della delibera di nomina dell'attuale Cda dell'Acquedotto.
Lo rende noto il Comune di Teramo, che ritiene essere la decisione dei giudici, di fatto, "un commissariamento processuale" del Consiglio di amministrazione della Ruzzo Reti" che riconosce "il contrasto tra l'interesse degli amministratori della società e la società stessa". Il sindaco Gianguido D'Alberto esulta per questa decisione perchè "traccia una chiara linea sulla questione".
In sostanza, il Tribunale delle imprese ritiene che "l’attuale legale rappresentante e Presidente del Cda della Ruzzo Reti, in quanto portatore dell’interesse personale a non essere rimosso dall’incarico, ha un interesse alla conservazione della deliberazione, anche se fosse illegittima, interesse che non coincide con quello della società": di conseguenza nomina un rappresentante speciale nel giudizio che tende ad accertare se la procedura di nominare un Cda piuttosto che un amministratore unico - come previsto dalla legge sul riordino delle società partecipate - sia legittima o meno.
“Accolgo con piacere questo documento - ha commentato il sindaco D’Alberto - che, alla stregua di ogni atto parziale, non sentenzia nel merito, ma traccia una chiara linea sui veri termini e sulla vera portata della questione, da me più volte sollecitata. Non un capriccio, ma il coraggio di una scelta presa esclusivamente a tutela di un interesse collettivo, di cui è portatore ciascun Comune socio e soprattutto di tutti i cittadini, che, in assenza di una epocale inversione di rotta della politica, continuerebbero a pagare di tasca propria scelte dettate da interessi di altra natura”.

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