Cosa non va in centro storico? E' su un profilo Fb

Sul social network i cittadini postano le foto del degrado e dell'incuria
11 marzo 2014

TERAMO - Immondizia esposta in bella mostra, cartellonistica stradale lasciata all’immaginazione se non improvvisata, suppellettili e manufatti pericolanti, cavi elettrici penzoloni: “Se questo è il centro immagina la periferia”. Recita così il nome impietoso di una pagina Facebook che da qualche giorno ha fatto capolino sul social network e che contiene scatti fotografici che bocciano su tutta la linea il decoro urbano del centro storico e ci ricorda quanto, al di là dei grandi progetti di restyling, a volte basterebbe davvero poco, tipo girare gli occhi e guardare dietro l’angolo, per rendere la città migliore. E così che nel giro di una passeggiata pomeridiana, la pagina Facebook ci mostra un paletto di divieto che giace da giorni a terra divelto tra via Sant’Antonio e Via Savini, e un altro ancora abbandonato accanto l’ingresso della Biblioteca Delfico, a due passi dalla Team. Immagini che lasciano senza scampo anche il buon senso e gli accorgimenti che dovrebbero avere alcuni esercenti nei confronti dell’ingresso delle attività: alcune immortalate con pile di cartoni accatastati alla rinfusa, altre con gli arredi e gli ombrelloni esterni che in barba ad ogni regolamento sull’occupazione del suolo pubblico o del codice della strada, occultano la cartellonistica stradale a scapito degli automobilisti tratti in inganno. Meglio guardare verso il cielo? Nemmeno tanto visto che alzando gli occhi potremmo accorgerci di supporti metallici pericolanti vicino le Poste Centrali e di una serie di “liane” elettriche che si stagliano e pendono da palazzi storici come quelli di via D’Annunzio o dalla prefettura in via Capuani. La pagina Facebook attivata invita gli utenti a denunciare con contributi video e fotografici lo scempio che avviene sotto gli occhi di tutti in centro storico. Una iniziativa, quella che circola sul Social Network che, per dirla col suo linguaggio, “Ci piace”. Quello che racconta non piace per niente.

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