Covelli accusa: «Altri candidati sindaco hanno copiato il mio programma»

Ironica denuncia del rappresentante di Popolari con Teramo e Abruzzo Insieme: «Grazie per la sottoscrizione del mio manifesto di intenti»
31 maggio 2018

TERAMO - Il candidato sindaco Alberto Covelli grida alla copiatura del suo programma elettorale da parte di altri candidati. «Prendo atto con stupore che i temi approfonditi in cinque lunghi mesi di gestazione occorsi per l'elaborazione di un copioso ed articolato programma di rilancio e di ricostruzione etica, sociale, morale ed economica della nostra città - scrive -, siano stati oggetto di pedissequa ed asettica copiatura da parte di colleghi candidati che evidentemente, in nuce, vorrebbero potermi sostenere, ma non possono farlo per l'evidenza della loro candidatura».
E' ironico il candidato di Popolari con Teramo e Abruzzo Insieme nel denunciare l'interesse di altri competitor alle sue linee programmatiche: «Riconosco tuttavia che lo sforzo immane profuso da un nugolo di amici/sostenitori/entusiasti interpreti di questa nuova rinascita teramana, sia stato così largamente oggetto di apprezzamento da parte di alcuni miei colleghi (che ringrazio pubblicamente per la sottoscrizione implicita del nostro manifesto) al punto tale che ne hanno anche realizzato mezze pagine publiredazionali uscite su alcuni organi di stampa, pur avendo dovuto evidentemente mutuarne solo la sostanza e non la forma (alludo in particolare al progetto keplero, al progetto città-università, al progetto di rinnovamento per piazza verdi, all'assessorato alle frazioni, al portale manutenzioni, alle colonnine per le macchine elettriche, al tavolo permanente per il commercio, solo per citare alcuni punti presenti sul mio sito internet dal 3 Aprile scorso)».
«Da ultimo - conclude Covelli - sono profondamente convinto che l'originalità delle cose e la sostanza che dalle stesse promana non possa mai essere oggetto di confusione né di maldestri o malcelati tentativi di appropriazione, atteso che, come diceva Ezra Pound, "quando il saggio indica la luna, l'imbecille guarda il dito».

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