Dal buono pasto al pasto buono, così l'Università rivoluziona la sua mensa

Menù della tradizione teramana a chilometro zero legati a un ciclo di rifiuti sostenibile. L'ateneo approda così a Expo 2015
19 ottobre 2014

TERAMO - L’Università di Teramo approda all’Expo 2015 con un progetto dedicato alla sua mensa universitaria che andrà a caratterizzarsi per la somministrazione di pasti a chilometro zero, con menù ispirati alla tradizione teramana e ad alta sostenibilità ambientale. L’iniziativa intitolata “Dal buono pasto al pasto buono” evoca già l’obiettivo della rivoluzione che presto l’ateneo introdurrà nella somministrazione dei pasti ai suoi studenti: un ciclo chiuso senza sprechi e a costo zero che parte dall’approvigionamento fino allo smaltimento delle pietanze. Cuore dell’iniziativa, percorribile grazie alla recente entrata in funzione le cucine che metterà fine ai cibi ai cibi precotti, è il prorettore e docente della facoltà di Bioscienze e tecnologie alimentari Dino Mastrocola. Grazie a un accordo con i produttori aderenti al Gal teramano, l’ateneo potrà approvvigionarsi di materie prime di stagione garantendo così freschezza, territorialità e costi contenuti nelle proposte dei menù che spazieranno da una chitarra con le pallottine, a un agnello cacio e ovo grazie a un accordo con Slow Food che figura tra i partner del progetto. L’iniziativa prevede una filiera ben più estesa e non tralascia risvolti importanti di carattere sociale. Infatti le pietanze che non verranno consumate, assicurando il mantenimento della catena “del caldo”, verranno trasportate alle mense sociali della città. Alla fine del pasto gli studenti saranno tenuti a separare dagli avanzi di cibo la frazione organica dai rifiuti inorganici (piatti, posate, bicchieri e tovaglioli). I residui organici saranno ulteriormente suddivisi in materiale di origine vegetale o animale. Il materiale di origine animale ritenuto idoneo (carne e ossa di origine bovina, suina e ovina e altri residui) sarà selezionato, raccolto e trasportato al canile municipale o sanitario per l’alimentazione degli animali ospitati. I residui di origine vegetale e quelli di origine animale non utilizzabili per l’alimentazione dei cani, saranno collocati in un piccolo impianto di compostaggio appositamente predisposto in un terreno adiacente di proprietà dell’ateneo. Il compost una volta pronto sarà utilizzato come concime organico per la cura del parco del campus di Coste Sant’Agostino. Il professor Mastrocola ha tuttavia puntualizzato che l’idea è quella di introdurre anche l’uso di posate in materiale biodegradabile che potrà essere compostato insieme con i residui organici. Sia le operazioni di trasporto alle mense e ai canili, che le operazioni di compostaggio saranno gestite dagli studenti universitari reclutati attraverso i bandi per la concessione di borse lavoro. 

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