Delitto pittrice: arrestati marito e figlio della vittima. Il caso passa alla procura di Teramo. Ecco gli indizi

Questa mattina i carabinieri hanno eseguito a Giulianova il provvedimento firmato dal gip del tribunale di Ancona
06 marzo 2018

GIULIANOVA - Per la Procura di Ancona adesso il quadro indiziario è completo ed è tutto a carico di Giuseppe e Simone Santoleri: sono loro, marito e figlio di Renata Rapposelli, ad aver strangolato e poi gettato in una scarpata la pittrice 64enne di origini giuliesi, il cui cadavere senza vita fu ritrovato nelle campagne di Tolentino a distanza di un mese dalla sua scomparsa.

I due, che erano stati iscritti nel registro degli indagati qualche settimana dopo la scomparsa della donna e prima del ritrovamento del corpo senza vita, sono stati arrestati all’alba di oggi nella loro abitazione di Giulianova Lido e rinchiusi nel carcere di Castrogno, con l’ultimo provvedimento emesso sul caso dalla magistratura di Ancona, dove la pittrice viveva: da oggi il fascicolo per omicidio volontario e soppressione di cadavere passa nelle mani della procura teramana. Perchè oltre al movente, quello economico, legato a dissidi sul sostegno finanziario al figlio disoccupato, il gip marchigiano nella sua ordinanza ricostruisce anche il delitto. Renata Rapposelli è stata strangolata nella casa di famiglia a Giulianova, in occasione della sua visita dello scorso 9 ottobre, e da qui il suo cadavere è stato trasportato a bordo della Fiat Seicento di Simone Santoleri fino nel Maceratese, dove è stato abbandonato nella scarpata. La speranza di padre e figlio di farla franca sfumerebbe di fronte alle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza del comune di Porto Sant’Elpidio, nel Fermano, lungo il tragitto della morte, che tre giorni dopo la scomparsa, il 12 ottobre, avrebbero ripreso l’utilitaria percorrere la statale adriatica in direzione nord. Modello e targa sono nitidi, così come qualche minuto dopo quell’auto si muove nei pressi di Tolentino sulla superstrada Civitanova-Foligno. Indizi, replica la difesa, ma gli inquirenti, nel decidersi a chiedere e ottenere l’arresto dei due famigliari della vittima, aggiungono a carico di entrambi le numerose contraddizioni nella ricostruzione delle ultime ore della donna a Giulianova, ne disegnano un fantasioso ritorno ad Ancona, soprattutto parlano e organizzano qualcosa di poco chiaro nel silenzio della loro abitazione, sottoposta da intercettazioni ambientali da parte dei carabinieri. Tutto questo in attesa dei corroboranti, per l’accusa, risultati dei test dei Risi di Roma, sui rilievi nell’abitazione e sulla macchina, sottoposta finora a quattro sequestri cautelativi.

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