Fabbriche aperte e lavoratori senza dispositivi di sicurezza: sindacati pronti allo stato d'agitazione

Dopo le denunce dei giorni scorsi nessuna azione concreta: Cgil, Cisl e Uil tirano in ballo la Prefettura
31 marzo 2020

TERAMO - Nonostante gli appelli dei sindacati dei giorni scorsi e la replica piccata di Confindustria, molte aziende teramane continuano a rimanere aperte pur non essendo impegnate in produzioni essenziali, e per di più senza le necessarie misure di sicurezza per i lavoratori decretate dal Governo.  Tanto che il clima in alcuni posti di lavoro sta alimentando la tensione sociale. Ecco perché i sindacati si preparano a dichiarare lo stato d’agitazione per tutti i posti di lavoro in provincia di Teramo.

La denuncia è dei sindacati unitari Cgil, Cisl e Uil: «Basta indugi, la sicurezza della salute viene prima di tutto».

«Continuiamo a registrare sul territorio provinciale diffusi timori e disagi tra i lavoratori in diversi siti produttivi -si legge in una nota delle tre segreterie - dove si riscontra la mancanza dei dispositivi di protezione individuali. Ma, negli ultimi giorni, in particolare,  sta crescendo un clima di tensione soprattutto in quelle aziende  che stanno proseguendo l’attività produttiva in modo non sempre plausibile». 

«In questi giorni, con diverse modalità e in modo diffuso, in  diversi settori,  abbiamo provato a contestare e sensibilizzare le diverse aziende, dove la produzione può non essere considerata  essenziale, a sopendere, temporaneamente, l’attività per dare un forte segnale di vicinanza alle preoccupazioni dei lavoratori e rasserenare il clima aziendale. Ma con pochi riscontri concreti».

I sindacati chiamano in ballo la Prefettura di Teramo: «Per rafforzare  a nostra azione di sensibilizzazione, abbiamo  chiesto più volte alla Prefettura di intervenire su comparti e/o aziende in cui si registra una lettura ed una pratica troppo  “estensiva”  delle norme legislative ed una ridotta capacità d’intervento in termini di sicurezza. Sia reale che percepita.  Ma non  sono arrivate comunicazioni né sulle aziende che hanno proseguito l’attività, né sulle  argomentazioni che giustificassero quella prosecuzione. Così, come, non abbiamo riscontro sulle azioni di controllo e prevenzione della sicurezza che si sono e/o si stanno svolgendo nel territorio, compresa la c.d. zona rossa».

«È inaccettabile, che in una situazione di assoluta gravità ed emergenza non ci siano chiare e determinate azioni che mettano in sicurezza i lavoratori e i cittadini a partire dai posti di lavoro dove è alto il rischio di contagio e dove si ha l’obbligo di intervenire con puntuale responsabilità per garantire e motivare chi lavora e tutelare anche il resto della società. Questo, non possiamo e non  vogliamo permetterlo. E, se nelle prossime ore,  non intervengono iniziative concrete che consentono ridurre le tensioni e le preoccupazioni che emergono in diversi siti produttivi, andremo a proclamare, nostro malgrado,  uno stato di agitazione generale in tutti i posti di lavoro della provincia».

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