Fibromialgia, la doppia odissea dei pazienti: no della Regione ai Lea e Centro iperbarico vietato

L'appello dei pazienti affetti dalla 'patologia invisibile': «Malattia invalidante e dagli alti costi sanitari»
10 ottobre 2017

TERAMO  - Riconoscere la fibromialgia come malattia invalidante e inserirla nell'elenco delle malattie rare: è l'appello che arriva da Romina Rossoli, referente abruzzese di tantissime persone affette dalla sindrome infiammatoria muscolo-scheletrica, che cercano un sostegno pubblico nella prevenzione e nella cura di una malattia purtroppo ancora poco conosciuta ma che affligge oltre 2,5 milioni di persone in Italia. Di recente, l'assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, rispondendo alla sollecitazione del vicepresidente del consiglio regionale, Paolo Gatti, ha ribadito l'impossibilità di inserire nei Lea (Livelli essenziale di assistenza) la fibromialgia perchè di competenza nazionale e qualora la Regione volesse farlo negli “extralea“, ciò non è possibile perchè nonostante l'Abruzzo sia uscito dal commissariamento è tuttora sottoposta a piano di recupero. Dunque, il rischio che la sindrome fibromialgica resti "fantasma" o "invisibile" non rassicura la platea purtroppo vasta delle persone affette, che vedono ancora lontana la possibilità di assistenza sanitaria adeguata. Questa mattina, durante "Di Prima Mattina" sull'emittente privata 'Super J', la Rossoli ha ricordato come la difficoltà dei pazienti viene acuita, nel Teramano in particolare, dall'impossibilità di utilizzare la camera iperbarica del Centro di Sant'Atto, ancora fuoriuso.

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