Forum Acqua: «Fatto gravissimo, fare subito chiarezza»

De Sanctis: «In quel sistema erano stati spesi 50 milioni di euro per separare i flussi idrici»
16 dicembre 2016

PESCARA - «Quanto accaduto - afferma Augusto De Sanctis del Forum Acqua - è molto grave. Il primo problema è il ritrovamento stesso di questa sostanza contaminante. Ricordiamo che nel sistema autostrada-laboratori-acquedotto furono fatti lavori per oltre 50 mln euro per separare completamente i flussi idrici, con obiettivo di evitare contaminazioni, che già c'erano state nel 2002. E' grave che ora si ripeta. Va capita la fonte della contaminazione».

«Il secondo problema - aggiunge - è sempre relativo al 2 settembre scorso. Come è stato gestito l'evento visto che i laboratori Infn sono classificati ufficialmente come impianto a rischio di incidente rilevante in base alla direttiva comunitaria Seveso? Evidenziamo che esiste un piano di emergenza con una precisa filiera di responsabilità e azioni da mettere in campo, compresa la comunicazione alla popolazione che non c'è stata».

«Il terzo problema - prosegue De Sanctis - è che ci troviamo in un Parco nazionale e si parla di contaminazione delle acque che sarebbero state messe a scarico. Quell'acqua, se non è andata fortunatamente nella rete idropotabile, e su questo aspettiamo la documentazione ufficiale, non è sparita con il suo carico di contaminazione ed è finita nell'ambiente. Il quarto problema riguarda la trasparenza e l'informazione della popolazione, così come imposto dalla direttiva Seveso».

«Il modo in cui è stato trattato il caso da parte delle autorità è letteralmente fantascienza, visto che stiamo parlando di una captazione di 100 litri al secondo che viene a mancare, con la dichiarazione di stato di emergenza, in un sistema che teoricamente dovrebbe essere al massimo grado di sicurezza. Nei laboratori, all'interno della montagna, in un sistema delicatissimo e vulnerabile come pochi, vengono usate centinaia
di tonnellate di sostanze come nafta pesante e pseudocumene. Ci sono inoltre due tunnel autostradali che attraversano una montagna piena d'acqua e contaminanti possono provenire anche da lì. Dopo quanto avvenuto nel 2002 - conclude - di certo non si possono ripetere gli errori del passato».

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