Gli imprenditori teramani ultimi in Abruzzo per fatturato

Lo rivela l'indagine trimestrale di Confindustria. Sempre meno aziende e occupati. De Paulis: «Urgono interventi di semplificazione amministrativa e abbattimento del cuneo fiscale»
15 dicembre 2013

TERAMO – E’ un quadro a tinte fosche quello delineato dall’indagine semestrale del Centro studi Confindustria Abruzzo anche per quanto riguarda la provincia di Teramo. L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di imprese che operano nei settori più disparati (dagli alimenti e bevande al farmaceutico, dal tessile abbigliamento ai prodotti per l’edilizia) e prende in esame diversi indicatori, tra i primi quelli che riguardano l’accesso al credito. I dati relativi ai prestiti bancari al settore produttivo mostrano come persista il trend negativo già presente nella seconda metà dello scorso anno. Chieti è la provincia a subire il maggiore 'credit cruch' alla fine dei primi sei mesi del 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012, con una riduzione di prestiti bancari alle imprese del 15%, seguita da Pescara, (-8,86%), Teramo (-9,26%) e L’Aquila (-9,30%). Anche se si considera il dato relativo alle sofferenze bancarie delle imprese, si nota un incremento per tutte le province abruzzesi nel primo trimestre di quest’anno. Teramo è seconda (493 milioni di euro), subito dopo Chieti (548 milioni).

MENO IMPRESE, SEMPRE MENO ASSUNTI - Un simile contesto di difficoltà si riflette anche sulla demografia delle imprese: in tutto in Abruzzo nel primo semestre il saldo negativo tra aperture e chiusure ammonta a 1604 imprese, a Teramo ne sono cessate in tutto 683, mentre le nuove iscrizioni sono state 427, con un saldo negativo di 256 unità. Il settore che soffre di più è quello delle costruzioni, con 276 imprese chiuse. Scende anche la voglia degli imprenditori di innovare: le domande di brevetto per invenzioni infatti sono in netto calo: a Teramo dalle 10 del primo semestre 2008 si è passati alle 3 del primo semestre di quest’anno. A livello provinciale, di fronte ad una situazione di crisi diffusa, le prestazioni peggiori, in termini di fatturato si trovano proprio a Teramo: circa la metà degli imprenditori intervistati (il 48,28%)  evidenzia un fatturato consuntivo in declino. Un dato positivo arriva invece dalle esportazioni, che vengono ritenute stabili dal 44,83% degli intervistati e in aumento dal 13,79%. Confindustria rileva anche che la mancata fiducia nel futuro porta le aziende a non assumere più: tra gli operai a Teramo predominano i contratti a tempo determinato (20,69%), una percentuale sostanzialmente analoga a quella degli impiegati. A livello settoriale, i licenziamenti sono concentrarti nei settori del Tessile abbigliamento e calzature, dove hanno riguardato un’azienda su due per gli operai e una su tre per gli impiegati. Un dato positivo arriva invece dalle prospettive per il futuro: nel teramano un’azienda su quattro (era una su tre nell’indagine precedente) prevede di ampliare gli organici nel secondo semestre del 2014.  

CONFINDUSTRIA GIOVANI: URGONO INTERVENTI - «Servono interventi rapidi da parte del Governo centrale - afferma il presidente di Confindustria Giovani, Giammaria De Paulis - in materia di semplificazione amministrativa, ma anche di accesso al credito, sul fronte dell’innovazione e della ricerca. Le aziende abruzzesi sono come un motore vuole accendersi ma resta fermo perché incontra una serie di ostacoli. Sono impedimenti da rimuovere se non si vuole che la situazione da qui a due anni precipiti. Ormai gli imprenditori sono come dei piccoli eroi che combattono una guerra quotidiana per salvare le aziende ma anche il lavoro di tante  famiglie che dipendono da loro».

Voto medio (0 voti; 0)
Vota:
counter