Il commissario è l'ascolano Luigi Pizzi, fino a pochi giorni fa prefetto di Pesaro Urbino INTERVISTA

Nominato dalla collega Patrizi dopo lo scioglimento del comune di Teramo: in passato ha rivestito lo stesso ruolo a Gioia Tauro e Santa Maria Capua Vetere
07 dicembre 2017

TERAMO - Luigi Pizzi, 64 anni, ascolano, è il Commissario prefettizio nominato dal prefetto di Teramo, Graziella Patrizi per la provvisoria gestione del Comune di Teramo, sciolto per le contestuali dimissioni di 18 consiglieri su 32. Pizzi, laureato in giurisprudenza, nella carriera prefettizia dal 1981 è stato capo di gabinetto sia a Chieti che a Pescara, oltre che vice prefetto vicario a Pistoia, Campobasso e Venezia, prima di assumere la nomina di prefetto nel 2009, rivestendo il ruolo di rappresentsnte del Governo a Matera (dal 2012 al 2015) e a Pesaro-Urbino (dal 2015 allo scorso 19 novembre 2017). Alle spalle ha già altri incarichi commissariali nei Comuni: lo è stato a Gioia Tauro (Reggio Calabria), quale Presidente della Commissione Straordinaria del Comune, il cui Consiglio era stato sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata (agosto 2009-aprile 2010), a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), da gennaio a giugno 2011, a Trevi (Perugia) da agosto a dicembre 2011. E' commendatore dal 2014 ed è stato il primo prefetto a ricevere, nel giugno dello scorso anno, il Premio “Marchigiano dell’anno” conferito dal Centro Studi Marche di Roma.ì

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  • Domenico Crocetti
    Scritto il 07 dicembre 2017 alle ore 20:58:00
    Si auspica che il Commissario Prefettizio, al quale si porgono sinceri auguri di buon lavoro, voglia ordinare l’installazione in Via Flajani e Via Piave di impianti di videosorveglianza – già più volte invano richiesti – raccordandosi con l’ATER, proprietaria della scarpata tra le due vie e degli “orti” abbandonati dietro le “casette basse” ex IACP di Via Piave, aree di recente bonificate e soggette allo sconsiderato abbandono di rifiuti vari. Dopo varie richieste è stata finalmente sgombrata la scellerata discarica creata da ignoti (ma non tanto) nello spiazzo tra la terzultima e la penultima palazzina delle “casette basse”, discarica favorita (senza giustificare nessuno) dal ritardato ricovero di una catasta di legna da ardere e comprendente: porte-finestre, ante di armadi, fustini di birra (in realtà si pensava ad olio esausto), un ciclomotore fuori uso, uno pneumatico (per la verità ancora lì poiché la TEAM, in base a non so quale circolare, non può rimuoverlo), una lastra di vetro e non so cos’altro ancora. Intanto si sta cercando di creare un’altra discarica tra la la prima e la seconda palazzina delle “casette basse”. Via Piave è già una via degradata di per se stessa: ci mancano pure le discariche!
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