Inciucio Ruzzo: Minosse ricompatta tutti con D'Alberto. Dopo i Cinquestelle anche Morra critica lo 'scambio' Forlini-Cognitti

Alla vigilia dell'assemblea c'è anche il candidato sindaco del centrodestra che ricorda: in caso di dimissioni valga quanto dice la legge Madia
30 novembre 2018
TERAMO - Ha fatto schierare anche il ‘nemico’ Cinquestelle (leggi qui) dalla parte del sindaco Gianguido D’Alberto il segretario Gabriele Minosse, con le sue dichiarazioni di fuoco, mosso dal nervosismo pre assemblea dei sindaci della Ruzzo Reti. Parole che hanno raccolto unanime condanna nell’arco politico, con il centrosinistra che ne fa (anche) una questione di rispetto e che in parte del centrodestra (vedi ex candidato sindaco Giandonato Morra) fa rizzare le orecchie nel merito di un inciucio che non trova assolutamente tutti d’accordo. Il balletto del ruoli all’interno del consiglio di amministrazione tra Antonio Forlini e Alessia Cognitti, viene cioè bollato come il peggiore esempio di vecchia politica.

MORRA E’ CON D’ALBERTO. C’è, nel centrodestra, chi ritiene che quanto asserito da Gianguido D’Alberto non sia proprio un’eresia. Lo dice Giandonato Morra, consigliere comunale ex candidato sindaco del centrodestra, dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia: «Credo che sia tutto secondo quanto prevede la legge: se il Cda della Ruzzo Reti ha la forza di andare avanti così com’è faccia di tutto per farlo perché credo non gli venga impedito. Altrimenti se ci saranno dimissioni, si vada ad un avviso pubblico secondo quanto prevede la legge Madia. Stupisce sentir parlare di accordi tra i poli e decisioni già prese, io non credo alla fantasiosa ricostruzione di un Forlini impedito a fare il presidente ma non per fare il consigliere. Credo che sarebbe ‘indigeribile’ per i cittadini…» 

RENZO DI SABATINO. Ci si attendevano provvedimenti per le parole ‘spaccapartito’ del segretario e sindaco di Cortino, per aver accomunato anche il suo gruppo consiliare nelle invettive ma fino a tarda serata non sono arrivati. Piuttosto, molto ricercato è stato il commento del segretario regionale Renzo Di Sabatino, che parla «di situazione ingestibile» e aggiunge di non capire dove sia il problema alla Ruzzo Reti: «Se esiste un legittimo impedimento al presidente Forlini di poter svolgere il ruolo di presidente - dice il segretario regionale Dem -, si va in assemblea, ci si dimette e si procede con un nuovo avviso pubblico per individuare candidati interni ed esterni su cui sempre i sindaci decideranno, secondo quanto prevede la legge. Perchè dovrebbe essere un problema?». Ma alla domanda se si sente più vicino a Minosse o a D’Alberto, Di Sabatino chiarisce che non è «contro nessuno. Dico soltanto che dopo 14 anni di governo di centrodestra a Teramo c’è un governo di centrosinistra in cui il Pd è importante, per non dire determinante, che sta lavorando bene e va sostenuto: poi è vero che sappiamo farci del male da soli. Guardate cosa succede a Chieti e L’Aquila dove governa il centrodestra».

LA MOGLIE DI CESARE. Nel tentativo di non cadere più di tanto nella provocazione e restare nell’alveo di una risposta scevra da toni volgari, il gruppo consiliare del Pd, quello attaccato da Minosse, fa ricorso all’ironico aforisma della moglie di Cesare al di sopra di ogni sospetto per ricordare che loro non hanno «nemici, nemmeno quelli citati dal segretario Minosse nelle sue interviste; piuttosto, abbiamo degli avversari politici dai quali vogliamo distinguerci nel segno di quella discontinuità annunciata sin dalla campagna elettorale». Il capogruppo Luca Pilotti e gli altri 7 consiglieri Dem della maggioranza ribadiscono di fare quadrato attorno a D’Alberto nell’aver «indicato una via alternativa rispetto alla scelta di riconferma dell’attuale Cda, peraltro appresa dagli organi di stampa e dagli stessi media - forse maliziosamente - etichettata come accordo Gatti-Ginoble». E sottolineano come ancor più questo vale perché si sta parlando della gestione di un bene pubblico preziosissimo come l’acqua. «Pasticciato e poco lineare» definiscono il percorso individuato per arrivare alla riconferma sotto altre forme del Cda e infine, intimano a Minosse «di moderare l’uso dei termini in una polemica portata avanti con asprezza inaccettabile e che sia, invece, opportuno riconoscersi un reciproco rispetto pur nella differenza di vedute».

GLI ALTRI GRUPPI. Non sono certo più teneri gli altri gruppi di maggioranza a cominciare da Insieme Possiamo, quello del sindaco, per continuare con Teramo Vive e Teramo 3.0. Il ‘fuoco amico’ di Minosse trova una contraerea puntuale e ficcante quando ricorda la lotta strenua combattuta contro i ‘capi bastone’ in campagna elettorale, con l’affermazione della politica della discontinuità: «Questo messaggio dovrebbe essere ben chiaro a chi, invece, ha dimostrato tutto il proprio fallimento da Segretario nelle scorse elezioni provinciali, dove ha condotto il proprio partito e schieramento ad una sconfitta dolorosa, frutto di scontri fratricidi e miopia politica - si legge nella nota della maggioranza consiliare -». Chiedendosi con chi abbia parlato Minosse sul presente e sul futuro della Ruzzo Reti, la maggioranza sorride sul giudizio espresso sull’operato dell’amministrazione D’Alberto, «parole frutto della frustrazione, inspiegabile per chi fosse lealmente segretario provinciale di un partito della maggioranza consiliare», tornado a contestare al segretario Pd «sua mai celata propensione per altre candidature comunali (Giovanni Cavallari, ndc) che lo hanno portato ad essere ancora una volta perdente nel Capoluogo». Non sarà il sindaco del mondo, dicono i suoi sostenitori, tuttavia Teramo capoluogo ha un ruolo di guida della provincia che sta esercitando in diversi settori tra i quali quello della ricostruzione, dove l’amministrazione D’Alberto si è fatta sentire, non ultima la richiesta di un Consiglio Comunale Straordinario sul tema. Prima di invitare Minosse a «ritrovare la ‘retta via’, evitando dichiarazioni come quella passata, in alcun modo degne di chi è chiamato a ruoli di grande responsabilità», il passaggio sulla nomina alla Fondazione Tercas, anche se imparagonabile quale entità privata rispetto al futuro assetto societario di una della più grandi partecipate pubbliche della nostra Provincia come la Ruzzo Reti: «Quanto dichiarato da Minosse è palesemente falso: anche in quel caso, il sindaco D’Alberto ha dimostrato la consequenzialità e la coerenza delle proprie scelte, procedendo con un avviso pubblico prima di procedere all’indicazione della terna». Rintracciabile sul sito del Comune di Teramo.

LA DURATA DEL CDA. Sulla questione si innesta anche un altro passaggio contrastato. C’è chi sostiene che in caso di dimissioni del Cda si debba andare, come impone la legge Madia, a un nuovo avviso pubblico entro 60 giorni, e che invece in caso di rimpasto di deleghe all’interno la durata del Cda va a scadenza naturale, in questo caso a giugno. A giugno 11 comuni andranno al voto e lo scenario politico potrebbe cambiare e con esso gli equilibri al voto di una nuova governance. E’ questo il motivo alla base del probabile inciucio?
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