Indagati i vertici della Popolare di Bari. Sotto inchiesta anche l'acquisizione di Tercas. La banca: «Rancore di dipendente licenziato»

L'indagine delle Fiamme gialle pugliesi parte dalle dichiarazioni di un funzionario troppo solerte (poi licenziato) cui era stato affidato il compito di mettere ordine nell'uffici rischi
30 agosto 2017

TERAMO - E' qualcosa di più di uno scossone la nuova tegola giudiziaria che si è abbattuta sui vertici della Banca Popolare di Bari, proprietario della ex Banca Tercas di Teramo, colosso della finanza italiana che conta 70mila soci e oltre 3.500 dipendenti. Come scrive questa mattina Repubblica, l'iscrizione nel registro degli indagati del presidente Marco Jacobini e dei figli Luigi, vicecondirettore generale, e Gianluca, quest'ultimo amministratore delegato di Banca Tercas, dell'ex direttore generale Vincenzo De Bustis, del responsabile della linea contabilità e bilancio Elia Circelli e del dirigente dell'ufficio rischi, Antonio Zullo, accende i riflettori della Procura e della Guardia di Finanza baresi anche sull'acquisizione dell'istituto teramano di corso San Giorgio. Perchè oltre che su una presunta gestione irregolare, bilanci in perdita e prestiti anomali, quanto raccontato alle Fiamme Gialle da un funzionario troppo solerte - poi licenziato - cui era stato affidato il compito di mettere a posto le carte dell'ufficio rischi, riguardano proprio sue segnalazioni sulla fase di acquisizione di Tercas, non gradite dai vertici di Popolare di Bari. Sulla base delle indagini della Finanza e dopo le perquisizioni delle tre sedi baresi della Popolare e i sequestri dello scorso dicembre di documentazione bancaria su quanto riferito dalla 'gola profonda', il procuratore aggiunto Roberto Rossi ipotizza i reati di associazion a delinquere, truffa, ostacolo all'attività della Banca d'Italia e false dichiarazioni nel prospetto informativo depositato alla Consob. A carico di Marco Jacobini e dei suoi due figli anche i reati di concorso in maltrattamenti ed estorsione. E tra i capisaldi dell'indagine, spunta anche in questo caso “il rilascio di linee di credito, in via diretta o indiretta, con l'acquisto di azioni".

La banca: «Dichiarazioni rancorose di un dipendente licenziato». «Le dichiarazioni rancorose di un dipendente licenziato per giusta causa è bene che siano oggetto di ogni approfondimento da parte della Procura, per consentire poi alla Banca Popolare di Bari di agire nei confronti dell'autore di tali inaccettabili propalazioni». È quanto dichiara in una nota l'istituto di credito con riferimento alla notizia di una indagine della magistratura barese relativa a presunte operazioni sospette nella gestione dei bilanci degli ultimi anni e a presunti maltrattamenti nei confronti di un funzionario.
«Sia chiaro: per la Banca - prosegue la nota - contano solo i fatti, gli atti, i numeri, la trasparenza delle procedure e, di conseguenza, la fiducia dei soci e dei clienti. E' così fortemente auspicabile che gli accertamenti (a cui vi è ampia disponibilità a cooperare) siano rapidi, per sostituire al clamore mediatico, la certezza della correttezza dei comportamenti tenuti».

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