IperSimply, ok per la cessione della licenza. Ma sugli incentivi per esodo o trasferimento i ritocchi sono minimi FOTO

La protesta e il presidio si sono spostati sotto alla sede della Provincia. Si apre all'ipotesi di un subentro di un altro gruppo
27 settembre 2018

TERAMO - Licenza commerciale al Comune, sì. Incentivi sui trasferimenti, nì. Cassa integrazione, chissà. E’ la fotografia che torna dal Tavolo delle Relazioni industriali della Provincia di Teramo, sulla vertenza IperSimply, a tre giorni dalla chiusura del punto vendita di Piano d’Accio e l’incertezza sul futuro dei suoi 53 dipendenti. Le parti ancora non trovano un punto d’incontro che sposi le esigenze dei lavoratori e le strategie di uscita della proprietà. Le proposte dell’azienda di incentivo all’esodo (6 mensilità oltre al preavviso di licenziamento) o di un aumento delle ore (da 4 a 6 settimanali) per i dipendenti che accetteranno i trasferimenti sono stati definiti ancora irricevibili dai sindacati Filcams Cgil e Fisascat Cisl.
LICENZA. In sostanza l’unica novità emersa è sulla licenza commerciale. Come anticipato, il gruppo Sma-Auchan è disponibile a metterla a disposizione, senza oneri, ad un nuovo investitore oppure al Comune, che poi si impegnerà a trovare chi interessato a subentrare nell’attività. E’ una prima scialuppa di salvataggio per le maestranze, anche se comunque piena di incertezza sul futuro lavorativo per il rischio di una scarsa appetibilità del sito commerciale considerato  l’affollamento di supermercati.
CASSA INTEGRAZIONE. Legata all’incertezza del momento c’è l’evoluzione della messa a punto del Decreto Genova, o meglio dell’attività legislativa che il Governo, segnatamente il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, sta mettendo in campo per rivedere quelle norme del job acts che farebbero al caso dei dipendenti IperSimply. Quando e come diventerà praticabile la strada del ritorno in auge della Cassa integrazione straordinaria da applicare poi ai dipendenti dell’ex Cityper, non è dato sapere, tuttavia è ipotesi di cui si è discusso anche e soprattutto al tavolo sindacale nazionale, martedì a Roma. I lavoratori teramani potrebbero usufruirne, a patto che coincidano i tempi con la chiusura del punto vendita, e guadagnare così un periodo di riflessione e analisi ulteriore, senza l’affanno di un imminente semi-licenziamento.
INCENTIVI. Ieri mattina il presidio colorato di rosso sotto al palazzo della Provincia in via Milli, era ironicamente e drammaticamente arricchito da cartelli con stile e font delle offerte commerciali da supermercato (non a caso realizzati da chi si occupa di questo all’interno del punto vendita): ogni dipendente aveva scritto addosso, davanti per ‘andata’ e dietro per ‘ritorno’, quanti chilometri dovrebbe percorrere per trasferirsi là dove l’azienda ha proposto loro. Numeri e viaggi improbabili, che il sindacato continua a definire improponibili. I rappresentanti dell’azienda, Dario Bresciani e Dante Traini, hanno offerto due ipotesi: aumento delle ore settimanali (4/6) per chi accetta il trasferimento, ovvero spiccioli di remunerazione per questo ‘sforzo’, 6 mensilità in aggiunta al preavviso di licenziamento per chi non vorrà farlo. Il sindacato ritiene sia una offesa questa proposta, visto il basso importo dei salari e il fatto che non tenga conto delle professionalità dei dipendenti. Resta la sensazione che Auchan voglia indurre alle dimissioni i dipendenti o licenziarli per giusta causa.
ASSEMBLEA. Emanuela Loretone (Cgil) e Luca Di Polidoro (Cisl), in accordo con la Rappresentanza interna, hanno deciso di rimettere le proposte ala valutazione dell’assemblea dei dipendenti che si terrà sabato prossimo, 29 settembre, vigilia della chiusura del punto vendita.
LE ISTITUZIONI. «Una vicenda che preoccupa oltre la circostanza locale, che sottolinea la fragilità occupazionale della grande distribuzione, mai radicata sui territori, e dimostra, semmai ve ne fosse bisogno, che i venti di crisi possono riprendere a soffiare anche solo con uno spostamento d’aria – ha dichiarato il presidente della Provincia, Renzo Di Sabatino -. La compattezza della filiera istituzionale, l’impegno di Regione, Comune e Provincia, in casi come questo, risulta determinante e tornerà molto utile nella ricerca di nuovi investitori». Garantisce che non abbasserà la guardia, il sindaco Gianguido D’Alberto che giudica positiva l’ipotesi di una soluzione cassa integrazione: «Ritengo doveroso vagliare anche questa possibilità che rappresenterebbe una soluzione interessante per tutte le parti. Gli ammortizzatori sociali rappresenterebbero, in una situazione così complessa uno strumento utile da un duplice punto di vista: se da un lato darebbero una boccata d'ossigeno ai lavoratori e alle famiglie nei prossimi mesi, dall'altro concederebbero alle istituzioni quel tempo che è sempre mancato in questa trattativa e che invece è estremamente funzionale per una reindustrializzazione del sito commerciale, attirando nuovi investitori. Ritengo comunque positivo che l'azienda abbia confermato l'intenzione di lasciare nel territorio la licenza, aprendo così qualche spiraglio di speranza per il futuro dei lavoratori e consentendo alle istituzioni di puntare sulla città di Teramo quale nucleo centrale per la loro ricollocazione». Sul piano dei trasferimenti il sindaco concorda con i sindacati, «perché il rischio da evitare è quello di trasformare le decisioni della proprietà in licenziamenti mascherati».

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