La Guardia Costiera sequestra lo stabilimento balneare Arlecchino a Giulianova FOTO

Il provvedimento è firmato dal gip: contestate numerose irregolarità edilizie e la concessione marittima scaduta e mai rinnovata su 5.700 metri quadrati
04 settembre 2019

GIULIANOVA - Il personale del nucleo ambientale della Guardia costiera di Giulianova, diretto dal tenente di vascello Claudio Bernetti, questa mattina ha posto sotto sequestro lo stabilimento balnerae Arlecchino, uno dei più antichi della passeggiata a mare giuliese, sul lungomare Zara. I militari hanno eseguito un provvedimento cautelare firmato dal gip del tribunale di Teramo, richiesto dalla procura teramana, che arriva a conclusione di attività ispettiva di polizia demaniale avviata precedentemente da un nucleo di controllo congiunto composto da militari della Capitaneria di porto giuliese e personale dell’Agenzia del Demanio di Pescara, attività successivamente coordinata dalla procura di Teramo.
Secondo quanto si è appreso, dai controlli sarebbero emerse significative difformità rispetto agli ultimi titoli edilizi e demaniali marittimi rilasciati alla gestione dello chalet e tra questi la realizzazione di innovazioni edilizie senza autorizzazione, il cambio di destinazione d’uso di locali interni, tra cui alcuni ambienti destinati sulla carta a pronto soccorso e impiegati, invece, come dispensa e preparazione alimenti; l’aumento della superficie esterna pavimentata e la realizzazione di piattaforme esterne; e ancora, il cambio d’uso di un’area coperta e chiusa su tutti i lati, adibita ad area ristorante; la chiusura di zone riportate come corti di servizio esterne e rese invece magazzini e bar. Il tutto, in un’area che, insistendo nella zona costiera di 300 metri dalla battigia, è ulteriormente tutelata in quanto soggetta a vincolo paesaggistico.
L'ispezione demaniale avrebbe infine rilevato l'utilizzo dell'intera area in assenza di un titolo concessorio in regolare corso di validità, poiché scaduto e mai rinnovato o prorogato a causa di mancati pagamenti dei canoni demaniali marittimi dovuti. Nei confronti del concessionario, gli inquirenti hanno contestato l'ipotesi di reato di occupazione e innovazioni abusive su pubblico demanio marittimo, sull'intero ambito demaniale occupato, corrispondente complessivamente a circa 5.700 metri quadrati.

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