Occupazione ex Oviesse, stasera assemblea. Denuncia per 15

La polemica a distanza con il sindaco infiamma i social network. Teramo Vivi Città: «Una nota stonata»
20 gennaio 2014

TERAMO - Terzo giorno di occupazione da parte del gruppo di artisti che sabato si è insediato nei locali dell'ex Oviesse, su corso San Giorgio, per manifestare contro la politica culturale dell'amministrazione comunale accusata di essere poco attenta alle istanze degli operatori culturali che chiedono più spazi e sostegno al comparto.

Quindici denunciati alla Procura per il blitz. Intanto proprio questa mattina sul blitz degli occupanti guidati dal musicista Enrico Melozzi, è stato presentato un secondo rapporto, dopo quello iniziale informativo, alla Procura di Teramo. Sono scattate le prime denunce a piede libero. Sono quelle per concorso in invasione di edifici (secondo quanto previsto dall'articolo 633 del codice penale), nei confronti dei primi 15 identificati nel corso della prima giornata di occupazione. Tra loro solo alcuni teramani, il resto sono giovani e meno giovani provenienti da altre regioni italiane, intervenuti a Teramo a sostegno della protesta di Melozzi. Non è escluso che il numero aumenti, almeno fino a una ventina, considerato che la questura sta completando le identificazioni di tutti gli altri presenti all'interno dei locali dell'ex Oviesse.

Musica e una assemblea. Le giornate di occupazione si svolgono tra l'alternanza di momenti musicali, pubbliche assemblee annunciate e convocate sui social network, ma anche quache momento di "folklore". Su Facebook infatti gira la foto delle pennette all'arrabbiata che il commerciante Antonio Topitti ha portato ai manifestanti. Intanto una nuova assembea è stata convocata per oggi alle 18.

La critica di Teramo Vivi Città. Oltre agli attestati di solidarietà, c'è anche chi sbotta pubblicamente contro la manifestazione. “La cultura non urla, e non occupa un locale commerciale, questa manifestazione è una nota stonata di uno spartito politico”. La presa di posizione arriva da Teramo Vivi Città in una nota in cui si stigmatizza il gesto: “In un momento di crisi l’occupazione dei locali dell’ex Oviesse appare come un atto di prepotenza che potrebbe creare un danno economico a tutti i teramani visto che c’è l’interesse di aziende che andrebbero a creare nuovi posti di lavoro oltre a pagare un affitto che, già di per sè, sarebbe una grande risorsa per le casse comunali”. L’invasione dei locali – secondo il coordinatore dell’associazione Marcello Olivieri -  allontana gli investitori e preoccupa i cittadini che vedono svanire una opportunità di lavoro e di sviluppo per il commercio. L’occupazione si è presentata come una vera azione politica, la cultura non ostenta una superiorità morale. L’iniziativa al contrario è stata una passerella che ha visto sfilare politici regionali, locali e aspiranti candidati sindaci, quindi per cortesia non prendete in giro i cittadini, non parlate di cultura perché questa è pura campagna elettorale”. Un ulteriore interrogativo si è posto infine Teramo Vivi Città: “Se all’interno dei locali occupati qualcuno si fa male chi paga?” Il Comune? Quindi pagheranno ancora una volta i cittadini?. Per evitare che qualcuno corra dei rischi – conclude l’associazione - sarebbe più giudizioso fare accomodare fuori i signori della cultura che potrebbero continuare la loro protesta politica in una piazza, con le dovute autorizzazioni nel rispetto della democrazia e delle leggi”.

La polemica con Brucchi corre su Facebook. Intanto questa mattina, dopo il comunicato nel primo giorno della protesta, il sindaco Brucchi è nuovamente sbottato su Facebook, canale questo privilegiato in questa fase per i 'contatti' con gli occupanti: "Che si tratti di strumentalizzazione politica è nei fatti - si legge nel posto del primo cittadino - qualcuno ha letto il bando e la delibera del bando? Qualcuno ha chiesto un incontro al sottoscritto per parlare di teatro? Qualcuno ha partecipato ai numerosi incontri tenuti in sala consiliare per la scelta del nuovo sito? La verità è che siamo in campagna elettorale, che non contano i fatti ma le chiacchiere».

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