Luigi Savina, l'onorificenza 'Guido II' premia una carriera votata alla difesa dello Stato FOTO INTERVISTA

La consegna dell'onorificenza accademica al vice capo della Polizia intrisa di grandi significati legati alla legalità e alla sicurezza del paese
08 maggio 2019

TERAMO - Un altro nome eccellente si aggiunge al palmares di premiati con l'Ordine al merito di Ateneo Guido II degli Aprutini all'università di Teramo: è il vice capo della Polizia, l'abruzzese Luigi Savina, oggi insignito dell'onorificenza in Aula Magna di UniTe, ateneo dove il superpoliziotto si laureò in giurisprudenza il 19 marzo del 1979. A farne brillare il merito una lunga carriera vissuta sempre in prima linea laddove c'erano da garantire sicureza e assicurare il controllo del territorio, nella aree e città di frontiera, da Palermo a Milano a Pescara. Il rettore Dino Mastrocola gli ha consegnato l'onorificenza accademica, con medaglia e pergamena, al prefetto Savina con la seguente motivazione: "Sempre in primo piano nella lotta alla criminalità organizzata e a tutte le mafie nelle piazze più calde d’Italia. La passione, l’umanità e il senso del dovere hanno contraddistinto il Suo costante impegno professionale, e lo hanno portato a raggiungere eccellenti risultati nel settore della sicurezza pubblica. Con approccio innovativo e spiccata intuizione ha saputo sfruttare con successo le nuove tecnologie, tracciando originali ed efficaci modelli investigativi, punti di riferimento a livello nazionale e internazionale. La cultura della legalità è stata la cifra dell’Uomo e del Professionista".
A precederer la lectio magistralis di Savina è intervenuto il procuratore generale presso la corte d'appello dell'Aquila, Pietro Mennini, che ha ricordato i tempi in cui Savina era capo della mobile di Pescara e lui giovane sostituto procuratore all'inizio della carriera. Il vice capo della Polizia, accolto con grande entusiasmo e stima dai dirigenti e dai poliziotti ma anche dalle autorità presenti in Aula Magna, ha ripercorso gli anni difficili del Paese, quando era impegnato sul complesso fronte della lotta alle mafie, trovandosi a ricoprire i ruoli di primo piano nell'apparato di sicurezza dello Stato, su poltrone la cui difesa i suoi predecessori avevano pagato con il sangue.

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