Marroni (Teramo 3.0): «Concessione da revocare, il Comune dov'è? Gestione del teatro alla Tercoop»

La consigliera di opposizione accusa l'amministrazione di non aver dato seguito alla diffida. «Primo caso in Italia di autosfratto»
30 ottobre 2017

TERAMO - Intervenire immediatamente per revocare l'affidamento del teatro comunale all'attuale gestore, con contestuale affidamento dei servizi del teatro, e magari anche quelli dei civici musei, alla Tercoop, prendendo come si suol dire 'due piccioni con una fava', ovvero reinternalizzare la gestione del Comunale come già altri comuni fanno e salvare i livelli occupazionali della coop. E così nei parcheggi cittadini si potranno installare i più economici ed efficienti parcomatri. Non è una strategia del Risiko ma la medicina giusta da somministrare, secondo la consigliera comunale di Teramo 3.0, Maria Cristina Marroni, nella grave lite sul teatro. «L'Acs avrebbe dovuto già da tempo essere sfrattata per palese inadempimento del contratto di concessione - dice la consigliera Marroni -, in quanto ha immotivatamente rifiutato, dopo aver sottoscritto il contratto che lo prevede a chiare lettere, di concedere le giornate gratuite che il Comune ha deliberato di assegnare proprio alla Riccitelli per lo svolgimento della sua stagione di prosa». Il Comune per la Marroni «avrebbe dovuto procedere, all’esito della diffida regolarmente notificata all’ACS e deliberatamente non rispettata, alla conseguente revoca della concessione e al contestuale sfratto da eseguirsi a termini della legislazione civile». Questo ha procurato un danno alla collettività e soprattutto agli utenti della Riccitelli: «Sono costretti a subire un torto che non ha precedenti in tutta Italia - dice Maria Cristina Marroni -. Mai si era verificato che una città dotata di teatro comunale fosse costretta a spostare la stagione di prosa in un palazzetto dello sport che, come è ovvio, presenta innumerevoli deficienze tecniche (assenza di torre scenica, impossibilità di oscuramento totale, problematiche di palcoscenico, di scenografie, di camerini, di poltrone adeguate, di spettro visivo degli spettatori, ecc.). Meno che mai questo si è verificato laddove, come a Teramo, la cultura del teatro è da moltissimi anni radicata e diffusa - conclude la consigliere di Teramo 3.0».

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