Medicina di genere: a Teramo arriva il "Dexa" per trattare l'osteoporosi

Il macchinario, acquistato con il contributo della Fondazione Tercas, aiuterà a snellire le lunghe liste d'attesa
27 settembre 2017

TERAMO - (benedettavicentini) Sulla scia degli ospedali di Atri, Sant’Omero e Giulianova, anche il Mazzini di Teramo avrà un densitometro di ultima generazione, Dexa, per la ricerca e la cura dell’osteoporosi, considerata da sempre una patologia quasi prettamente femminile. La nuova attrezzatura, acquistata grazie al contributo di 60mila euro della Fondazione Tercas e installata da qualche giorno nel reparto di Allergologia e Immunologia clinica dell'ospedale Mazzini di Teramo, dovrebbe essere attivata già nelle prossime settimane, appena terminati i lavori di collaudo. L’acquisto del Dexa da parte della Asl di Teramo, rientra nell’ambito del progetto Medicina di Genere presentato questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Melatino dal presidente della Fondazione Tercas, Enrica Salvatore dal Direttore generale della Asl di Teramo, Roberto Fagnano, alla presenza del vice presidente della Fondazione, Marino Iommarini, dal direttore Amministrativo della Asl, Maurizio Di Giosia e da Lia Ginaldi, dell’Università dell’Aquila, direttore della Uoc di Allergologia e Immunologia del Mazzini.

«La Fondazione - ha detto il presidente Enrica Salvatore - da molto tempo ha intrapreso questa collaborazione con la Asl. Abbiamo portato avanti iniziative importanti come l’hospice, fiore all’occhiello della nostra città e il percorso senologico. Questa iniziativa, partita anni fa, ha trovato una serie di intoppi lungo il percorso ma alla fine è decollata. Il progetto di Medicina di genere è cultura, è un nuovo approccio sanitario che fa della prevenzione il suo punto di partenza».

«La medicina di genere – ha spiegato Lia Ginaldi - non è la medicina delle donne, ma degli uomini e delle donne con le loro specificità, non solo anatomiche, ma anche psicologiche e socioculturali. Solo riconoscendo e considerando queste differenze si può garantire l’uguaglianza e l’appropriatezza diagnostica. Si tratta essenzialmente di studiare come differiscono le patologie tra uomo e donna, in termini di sintomatologia, prevenzione e prognosi. Ancora oggi le donne – ha continuato - non sono adeguatamente rappresentate nei trials clinici per la sperimentazione di nuovi farmaci, composti prevalentemente da campioni di popolazione maschile perché più “scomode“ rispetto agli uomini, a causa della maggiore complessità e variabilità del loro organismo. Il senso della medicina di genere nell’ottica di una medicina moderna e personalizzata che pone il paziente al centro e non la malattia». Nonostante la soddisfazione per il nuovo risultato resta il problema delle lunghe liste d’attesa per accedere agli esami diagnostici.

«Parliamo di oltre 300 pazienti solo nel centro regionale di osteoporosi diretto da Lia Ginaldi – fa sapere Roberto Fagnano –. Certamente l’istallazione di un’attrezzatura all’avanguardia come il Dexa, si tratta di un immenso passo avanti, più strumenti significa più analisi. L’abbattimento delle liste d’attesa resta un aspetto importante, uno degli obiettivi principali del progetto stesso». Tra le novità del progetto c'è l'istituzione di un Master all'Aquila per preparare il personale sanitario alla cultura della 'Medicina di Genere'.

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