Nel processo al maresciallo si apre un altro filone sulle pressioni per non indagarlo

A giudizio l'ex comandante della stazione di Nerito di Crognaleto. Ex brigadiere accusa: "Volevano costringermi a falsificare il rapporto"
06 aprile 2019

TERAMO - Si allarga pericolosamente con un filone parallelo, che coinvolge alti gradi dell’Arma teramana, il processo che vede imputato, per truffa aggravata e falsità ideologica, il maresciallo Ivo Angelini, ex comandante della stazione di Nereto di Crognaleto. E’ quello che ha portato all’avviso di conclusione delle indagini, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti di un colonello e di un tenente colonnello, con proposta di archiviazione per un capitano. La contestazione di abuso d’ufficio per tutti, deriva proprio dall’indagine su Angelini, condotta dagli uomini del reparto operativo: a farla scattare le dichiarazioni del brigadiere Enzo Marcelli, oggi in pensione, che proprio ieri mattina ha ribadito il vulnus delle accuse. “Volevano costringermi a modificare la mia annotazione di servizio in cui riportavo mano scoperto sul maresciallo Angelini - ha detto dinanzi al giudice Lorenzo Prudenzano nella seconda udienza del processo -. Mi rifiutai e contro di me fu aperto un procedimento disciplinare per non essere stato solerte a ricevere le indicazioni del mio superiore, depositando arbitrariamente l’annotazione alla procura di Teramo”. Marcelli saltò la scala gerarchica per rivolgersi direttamente all’allora comandante regionale, “che mi fece la proposta di uscircene dalla situazione con un piccolo richiamo a mio carico: ma io non avevo fatto niente, se non il mio dovere. Tre giorni prima della riunione della commissione disciplinare, il procedimento fu annullato d’autorità, con la motivazione di un malinteso con il superiore… Mi sono sempre chiesto: se avevo rifiutato un ordine ero da tribunale militare, non da commissione disciplinare…”. Sarà il procedimento giudiziario, qualora venisse impiantato, a chiarire se ci fu una volontà di insabbiare l’inchiesta su Angelini, finito nel frattempo a giudizio perché il lavoro investigativo degli uomini del reparto operativo finì allora direttamente nelle mani del sostituto procuratore Davide Rosati, che ha portato a giudizio il maresciallo che dal 1° giugno lascerà l’Arma per andare in pensione. Che ieri ha seguito il processo al fianco del suo legale Eugenio Galassi, ascoltando le deposizioni dei colleghi che indagarono su di lui tra il luglio 2014 e il maggio 2016, accertando, secondo l’accusa, di aver trascorso buona parte dei turni di servizio lontano dalla sua caserma a Nerito, attestando falsamente, nei memoriali giornalieri e negli ordini di servizio, di essere stato impegnato in attività d’istituto e servizi esterni. Tutto questo, sempre secondo le contestazioni della procura, gli avrebbero portato il beneficio di riscuotere oltre 11mila euro in indennità e competenze non dovute. Il giudice monocratico, in questo stesso processo, dovrà chiarire il perché di due attestazioni fornite dallo stesso Angelini a favore di altrettanti suoi conoscenti, al fine di far ottenere loro il porto d’armi a uso sportivo, facendo risultare una falsa residenza dei due a Crognaleto, per giustificarne la sua competenza nella certificazione. A supporto delle contestazioni la procura ieri mattina ha esibito la documentazione fotografica, le riprese video ma anche i tabulati telefonici sull’utenza del comandante di Crognaleto, con la verifica delle celle agganciate da quel cellulare nei giorni in cui era pedinato dai colleghi.

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