Nomina Gatti, D'Eramo (Lega) rincara la dose: "Questione di metodo non di nome: nomina provocato dispiacere nei rapporti"

Il coordinatore regionale del partito torna sulla designazione alla Corte di Conti: "Abbiamo noi il compito dell'azione e della responsabilità"
09 dicembre 2019

PESCARA - "Le accelerazioni al buio non sono mai una cosa positiva e possono far anche alimentare tensioni. La Lega non vuole tensioni, vuole lavorare bene tutti i giorni. Sul nome non ho nulla da sottolineare. E' una questione di metodo: non si possono fare scelte senza una totale concordia nella coalizione. E' stata un'azione che ci ha provocato un dispiacere soprattutto nei rapporti". Lo afferma il coordinatore regionale della Lega, Luigi D'Eramo, sull'indicazione del nome di Paolo Gatti come giudice non togato alla Corte dei Conti da parte del presidente del Consiglio regionale.
Il coordinatore sottolinea che per il pomeriggio è prevista una riunione di tutto il gruppo della Lega e che "uno dei punti su cui ragioneremo è anche la nomina della Corte dei Conti. Siamo il primo partito in Abruzzo, il primo della coalizione - aggiunge - è evidente che spetta a noi principalmente dettare l'agenda politica rispetto agli impegni che abbiamo assunto. Abbiamo sempre detto che sulle scelte importanti ci doveva essere e ci deve essere condivisione totale da parte di tutte le componenti della maggioranza. A noi spetta anche il compito di vigilare all'interno della coalizione ogni situazione che viene portata avanti, perché essendo il primo partito c'è il rischio che possano esserci ricadute negative anche nei confronti della Lega che magari non è l'attrice di scelte che si stanno facendo. Abbiamo questo doppio compito: dell'azione e della responsabilità".
"Mi piacerebbe che tutta la maggioranza fosse concentrata a portare avanti un grande lavoro per realizzare la cosiddetta 'rivoluzione del buon senso' che in campagna elettorale tutti abbiamo speso come alternativa a un governo di centrosinistra che ha caratterizzato in maniera negativa i precedenti cinque anni", conclude D'Eramo.

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