Nuovo ospedale, anche il ministro al Consiglio straordinario chiesto da D'Alberto

Il sindaco chiede che sia l'Emiciclo ad ospitarlo. Invito alla mobilitazione dei medici della Asl per sostenere la richiesta del Dea di II livello
11 ottobre 2019

TERAMO - Gianguido D'Alberto vuole che sia una sede di alto livello istituzionale come il Consiglio regionale ad ospitare il consiglio straordinario sul tema riorganizzazione della rete ospedaliera e in particolare sul nuovo ospedale di Teramo. La proposta è stata fatta ieri mattina, dopo la risposta positiva data dal sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi a riunire assieme i due consessi civici: il primo cittadino teramano vede utile la partecipazione del Governatore Marco Marsilio con l'assessore alla sanità Nicoletta Verì e il ministro della salute Roberto Speranza.
Ma nello stesso tempo torna a ribadire i concetti espressi ieri mattina attraverso La Città: "Non accetterò l'idea di un nuovo Mazzini come quinto presidio ospedaliero della nostra provincia: Teramo ha diritto e la carte in regola per avere un Dea di II livello, con una Asl provinciale e la localizzazione nel territorio del comune capoluogo". Perchè, come aveva già detto giovedì mattina in Commissione comunale Sanità, nella riunione in cui si è svolta l'audizione del direttore generale Maurizio Di Giosia, D'Alberto ritiene che nella discussione "sia stato invertito l'ordine del ragionamento: siamo partiti da dove collocare il nuovo ospedale senza interrogarci su che cosa fosse questa nuova struttura o quale dovesse essere il futuro della sanità teramana. Anche quando nel 2007 approvammo in consiglio comunale quella delibera, si ragionava di un ospedale unico, centrale: le cose sono un pò cambiate in due anni,  non se n'è più parlato nei termini di un miglioramento dell'offerta sanitaria, ma in termine di risposte ai singoli territori e ai singoli presidi". 
D'Alberto sa però anche che per combattere per un Dea di II livello c'è da superare la legge Lorenzin (che per l'Abruzzo ne prevede uno solo e lo riserva a bacini di utenza tra i 600mila e 1,2 milioni di abitanti), con una deroga che presuppone una forza politica, un fronte comune coeso sulla rivendicazione. Per questo parte da una richiesta forte alla categoria dei medici, dai quali vorrebbe una decisa presa di posizione: "Chi più di loro, che vivono sul campo quotidianamente può dare indicazioni certe, univoche sulle necessità della sanità teramana, imprimere una linea sul miglioramento del diritto alla salute dei cittadini teramani?". Accanto a questo anche un intervento deciso della Asl di Teramo su "tutte quelle ipotesi tecniche che arrivano da più parti e che non sono sostenibili. Faccio l'esempio dell'area del Mazzini, dove si parla di adeguamento o ricostruzione nella stessa zona, con il problema del vincolo sull'ex Sanatorio: evitiamo la confusione, diciamo senza esitazione che ci sono ostacoli tecnici insormontabili e che la si può togliere dal tavolo della discussione".
Piano d'Accio resta dunque anche per D'Alberto la zone elettiva per il Dea di II livello, così come di fondamentale importanza per la provincia di Teramo è avere un nuovo ospedale per il gruppo consiliare '+Europa +Teramo'. I consiglieri comunali Ilaria De Sanctis ed Emiliano Carginari, “solo con la costruzione di una  nuova struttura sarà possibile rimodulare l’offerta sanitaria". Ma è evidente che la politica e la Asl debbano agire all’unisono, "superando il dibattito che in questi giorni ha appassionato i più sulla location dell’Ospedale. Per noi questa discussione  viene superata dalla dimensione baricentrica e strategica che dovrà avere la struttura se la si immagina  come un Ospedale territoriale". Senza però dimentica, aggiungono dal gruppo '+Europa +Teramo', che contestualmente bisogna pensare "alla destinazione che si vuole dare al Mazzini, onde evitare che possa diventare un contenitore vuoto in un quartiere residenziale come Villa Mosca".

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