Pensionato ucciso dall'auto pirata, l'ex impiegata ammette ma dice: "Non mi sono resa conto". Ecco il video dell'investimento

La tragedia di Colleranesco: la donna ha evitato l'arresto dopo essersi presentata al comando della Polstrada. L'auto porta ancora i danni e soprattutto un lembo dei pantaloni di Camillo Pechini
11 settembre 2019

TERAMO - E' stata denunciata a piede libero per omicidio stradale ed ha evitato l'arresto perchè si è presentata spontaneamente e ha ammesso di essere lei alla guida dell'auto che il 2 giugno scorso travolse il pensionato 89enne Camillo Pechini, a Colleranesco, lungo la statale 80, che poi morì dopo 46 giorni di agonia. Come da noi anticipato nelle ultime ore (leggi qui), l'ex impiegata di banca (R.D.B., 73 anni di Teramo) è stata sentita dal pm Stefano Giovagnoni, nella sede del comando della Polizia Stradale di Teramo, alla presenza del suo avvocato Marco Maria Ferrari, e gli è stato contestato il delitto di omicidio stradale, omissione di soccorso e fuga. Ha ammesso di essere stata lei al volante della Renault Clio di colore grigio che la Polizia ha cercato per tre mesi, sostenendo però di aver sentito il forte colpo all'anteriore della sua macchina, di aver verificato alla prima piazzola utile cosa fosse successo, rilevando soltanto i danni all'auto ma non accorgendosi di altro, tantomeno che avesse investito un uomo.
Nei giorni scorsi alla donna era stata sequestrata l'autovettura, parcheggiata in garage: era stato sostituito il fanale destro ma la carrozzeria di buona parte dell'anteriore e del parafango laterale era ancora evidentemente danneggiata. Ad incastrare l'ex impiegata è stato un lembo di stoffa del panatlone indossato dalla vittima al momento dell'investimento, rinvenuto tra le lamiere della macchina, ma anche il riconoscimento fotografico fatto dal testimone oculare dell'incidente, che l'aveva poi notata scendere dall'auto per verificare le conseguenze dell'urto sul mezzo.
Individuata la macchina pirata, gli investigatori hanno contattato la proprietaria, che si trovava in vacanza ad Ischia, che è stata invitata a costituirsi. Lo ha fatto ieri, martedì, quando si è presentata in questura accompagnata dal suo avvocato. A cambiare il fanale era stato uno dei figli, a cui aveva raccontato di aver trovato la macchina sosta danneggiata senza riferirgli di essere stata coinvolta in quell'episodio, in cui credeva di aver colpito un paltto segnaletico, per timore che poi non gli affidassero più il nipotino.
Come si diceva, grande è stata la mole di lavoro per gli agenti della Polstrada diretti dal vicequestore Nadia Carletti: i sostituti commissari Antono Bernardi e Stefano Di Stefano, coadiuvati dai colleghi della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Teramo, diretti dal sostituto commissario Tazio di Felice, hanno setacciato circa 20mila utenze telefoniche dai tabulati estratti dalle celle telefoniche di quel 2 giugno, riuscendo a restringere il campo a 5 Renaulti Clio dello stesso colore intestate ad altrettante persone residenti nella provincia di Teramo. La successiva ispezione sulle autovetture ha permesso di individuare quella sospetta e procederne al sequestro e al successivo contatto con la proprietaria.

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