Per Paolucci «Chiodi ha fallito», per M5S «diano le dimissioni tutti»

Inchiesta sui rimborsi, i radicali: «C'è un diritto di veto in mano ai magistrati»
24 gennaio 2014

PESCARA - «Chiodi ha fallito. Ma non faremo come Chiodi, che su altre indagini che hanno coinvolti esponenti di altri partiti si è comportato come sciacallo: ora che le indagini lo coinvolgono direttamente, travolgendo la sua coalizione già sconquassata da ben tre arresti di assessori senza che abbia mai sentito la necessità di dimettersi, non mutiamo atteggiamento, confidando sempre nel lavoro della magistratura, nei tempi rapidi delle indagini e negli strumenti consentiti alla difesa». Lo afferma Silvio Paolucci, segretario regionale del Partito Democratico, a commento dei 25 avvisi di garanzia notificati agli amministratori della Regione Abruzzo nell'inchiesta sui rimborsi: «Tuttavia, resta senz'altro l'amarezza nel vedere l'Abruzzo governato da chi si erge a paladino della legalità ed è invece al centro di un enorme deficit di trasparenza, etica, partecipazione - sottolinea Paolucci - ed è per questo che quando avremo chiuso la cupa stagione di questi 5 anni e mezzo di centrodestra, da giugno inizierà una nuova stagione di sobrietà. Rimoduleremo le indennità dei consiglieri regionali usando come parametro i sindaci delle città capoluogo e i costi veri dell'iniziativa politica dell'eletto regionale, e verrà resa obbligatoria la rendicontazione immediata, trasparente, di ogni spesa. Lo dobbiamo ai cittadini ed all'enorme crisi economica che stiamo vivendo». Più decisa la posizione del Movimento 5 Stelle, attraverso il deputato Gianluca Vacca: «L'Abruzzo non può essere umiliato continuamente da politici incapaci e coinvolti in vicende giudiziarie. Ma come, questa non era la giunta della trasparenza e della legalità?». «È per questo motivo che volevano governare a tutti i costi dopo la scadenza del mandato, perché sapevano della bufera giudiziaria in arrivo? Questa classe politica non riesce a fare altro che avere guai con la giustizia: è innegabile che ci sia una grave questione morale in Abruzzo, ovviamente bipartisan. Ora dimissioni immediate, di tutti gli indagati, subito. Dimissioni vere, non alla Cialente. E poi fuori dalla scena politica, insieme all'indagato candidato del centrosinistra D'Alfonso. Gli abruzzesi meritano di meglio che candidati che alternano incontri elettorali a incontri con avvocati e appuntamenti in Procura». «La nuova bufera gudiziaria che ha
investito la nostra Regione è la prova di come esista un vero e proprio 'Caso Abruzzo', rappresentato non da presunti malcostumi della politica locale, quanto dal comportamento di una parte della magistratura che ormai sembra aver posto un vero e proprio diritto di veto sulle scelte esercitate - o da esercitare - da parte degli elettori abruzzesi», è invece il parere di Alessio Di Carlo, segretario di Radicali Abruzzo. «Ormai - afferma Di Carlo - non basta più limitarsi ad invocare il principio di presunzione di innocenza, ricordare i tanti casi in cui le inchieste si sono risolte in un nulla di fatto oppure denunciare la tempistica con cui vengono recapitate le informazioni di garanzia: occorre mettere in relazione tutto ciò con altri elementi, quali la presenza in pompa magna degli stessi pm che oggi sono titolari dell'inchiesta ad una recente convention di un illustre candidato del centrosinistra alle prossime regionali, oppure con la nomina dell'ex procuratore capo di Pescara a 'consulente per la legalita'' del Comune di L'Aquila». Per l'esponente radicale "il quadro che ne viene fuori è inquietante ed è rappresentato dal passaggio di consegne che la politica ha fatto, dal diritto di voto in mano agli elettori al diritto di veto in capo alla magistratura».

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