Per l'incidente mortale sulla Bonifica, la procura contesta due omicidi stradali ai conducenti

A fine marzo perse la vita Gelsomina Rastelli nell'auto che si schianta contro il cancello del Blue Max: chiuse le indagini
24 luglio 2019

TERAMO - E' una contestazione di omicidio stradale in concorso, seguita da una serie di violazioni al codice, quella che il pubblico ministero Laura Colica muove nei confronti dei due conducenti dei mezzi coinvolti nel tragico schianto sulla Bonifica del Salinello, che il 23 marzo scorso provocò la morte della 48enne Gelsomina Rastelli. L'avviso di conclusione delle indagini sono preludio alla probabile richiesta di rinvio a giudizio per Francesco Saverio Morra, 47enne originario di Canosa in Puglia, e per Fausto Corona, pensionato teramano, che quella sera guidavano rispettivamente la Renault Clio (a bordo della quale c'era la vittima) e la Lancia Lybra che si scontrarono provocando la tragedia. E' proprio sul concorso di colpa che il magistrato ha insistito, con la Procura che addebita una responsabilità a ciascuno dei due, aggravata nel caso del conducente della Clio e marito della donna deceduta, di essersi messo alla guida in stato di ebbrezza: i test a cui era stato sottoposto subito dopo l'incidente, certificati dal Laboratorio di spettrometria di massa dell'Università di Teramo, hanno rilevato un tasso di alcol nel sangue quasi 5 volte superiore al consentito. E' ovvio che nella ricostruzione dello schianto hanno inciso anche la velocità e la negligenza alla guida, come sottolinea il pm Colica nella sua contestazione, consistita nell'essersi immesso sulla provinciale 8 della Bonifica senza verificare il transito di altre auto, da parte del pensionato sulla Lancia, e del non aver rispettato il limite di velocità, fissato in quel punto a 50 chilometri all'ora, da parte dell'altro guidatore.
Quella notte, tra l'altro, fu evitata una strage. La ricostruzione della dinamica da parte degli agenti della Polizia stradale di Teramo diretti dal vicequestore aggiunto Nadia Carletti, ha infatti rilevato che soltanto per un caso la Clio 'impazzita' dopo aver urtato la Lybra, non piombò nel parcheggio della sala da ballo Blue Max del complesso Onda Blu. Sulla traiettoria verso il cortile del locale, la macchina si era quasi disintegrata contro il piantone del cancello di ingresso, che le impedì di proseguire sulle auto in sosta e sul gran numero di persone che in quel momento stavano entrando nella sala da ballo. Lo schianto su però fatale alla madre di due figli che viaggiava al fianco del marito, sul sedile passeggeri anteriore. L'uomo al volante non era riuscito ad evitare l'immissione, da una piazzola di sosta sul lato destro della strada in direzione mare, della Lancia condotta dal pensionato: l'urto bastò quel tanto per deviare la traiettoria della Clio e farla scontrare contro il cancello, con una decelarazione tale da distruggere carrozzeria e vita della 48enne. Il pm ritiene che in ogni caso, nelle condizioni psico-fisiche in cui si trovava, il marito della donna non avrebbe potuto controllare la guida dell'auto e questo adesso costituisce aggravante che rischia di aumentare il conto che la giustizia vuole presentare.

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