Per una risonanza anche 300 giorni di attesa. La Asl vara il piano per ridurre le liste, con ambulatori aperti di notte

Tutte le novità previste nel Piano attuativo elaborato dal Cup aziendale. In arrivo 8 medici nei settori critici, i pazienti saranno richiamati per evitare di saltare gli appuntamenti
19 luglio 2019

TERAMO - Ci sarà pure un motivo se tra i criteri di valutazione di un Direttore generale si attribuisce un peso ponderale di 28 punti all'obiettivo del contenimento delle liste di attesa. La Asl di Teramo si adegua con un Piano attuativo che risponde alle linee tracciate dalla Regione, ed elabora una serie di ipotesi per accorciare i tempi entro i quali un cittadino ottiene il diritto alla prestazione sanitaria. L'obiettivo è guadagnare due mesi: non più 180 giorni per erogare una visita specialistica o un prestazione strumentale, bensì 120. E' il riferimento medio che si assegna alla cosidetta priorità 'programmabile', dalla lettera 'P' che compare sulle impegnative dei medici di famiglia. Il nuovo limite massimo scatterà dal 1° gennaio 2020 e strumenti e mezzi per centrarlo sono diversi.

IL PIANO. La classi di priorità furono introdotte nel 2015, e cioè esame urgente ('U') da eseguire entro le 72 ore, breve ('B') entro i 10 giorni, differito ('D') entro 30 giorni per le visite, 60 giorni per gli accertamenti diagnostici e appunto programmato ('P'). Non sempre questa tempistica viene rispettata e spesso si assiste al peregrinare dei pazienti verso gli studi privati degli specialisti o le cliniche per effettuare prestazioni dianostiche e o strumentali, con pesante aggravio di spese. Lo studio eseguito dal responsabile dell'Unità operativa dipartimentale Cup Aziendale e monitoraggio liste di attesa, Tommaso Migale, ha rilevato criticià evidenti, vuoi per carenza di personale (e quella dei medici è la più preoccupante), per organizzazioe territoriale e concentrazione dei reparti e servizi, vuoi per una sempre più scarsa attribuzione di quota all'attività ambulatoriale negli ospedali.

LE CRITICITA'. Ci sono esami che hanno un tempo di evasione tra i 200 e i 400 giorni. Lo dice l'elaborazione della 'fotografia' scattata a fine maggio scorso. Una finestra temporale di una settimana circa, in cui sono stati evidenziati criticità nelle aree della gastroenterologia, della chirurgia vascolare (ecocolordoppler in particolare), della neurologia (elettromiografie) e radiologica in generale, dove la Risonanze magnetiche (100-300 giorni) e la Tac (150-220 giorni) con mezzo di contrasto e le ecografie a segnare appuntamenti a distanza di quasi un anno. Soltanto le mammografie hanno fatto registrare un drastico abbattimento dei tempi, grazie al programma di screening (10.379 donne 'convocate' e sottoposte ad esame oltre 3.583 esami su richiesta spontanea) e all'aumento di prestazioni della Asl con l'introduzione di tre nuovi mammografi. E ci sono segnali preoccupanti anche da altre branche: oncologia, endocrinologia, pneumologia a Teramo, urologia, ortopedia e ginecologia, come per i test da sforzo e gli ecocardiogrammi.

500MILA EURO ALLE ASL. La Regione nell'ambito del Piano ha predisposo l'assegnazione di mezzo milione di euro alle azienda sanitarie che Teramo utilizzerà per fra fronte alla carenza di medici proprio nei settori dove sono state rilevate le criticità. Saranno 8 dirigenti medici: un gastroenterologo, due radiologi, un cardiologo, un chirurgo vascolare, un endocrinologo, un medico delle malattie dell'apparato respiratorio. 

CUP DI II LIVELLO. Attiene al governo della domanda e dell'offerta lo strumento tra i più incisivi in mano alla Asl per controllare i tempi delle liste di attesa. Ai medici di famiglia, a quelli definiti prescrittori, verrà concessa la possibilità di accedere ad agende telematiche dove poter prescrivere e prenotare le prestazioni ma soltanto in fase di controllo e non di primo accesso per visita o esame.

PRIORITA' FASULLE. Sotto questo aspetto è stato calcolato, ad esempio, che il 30% delle prescrizioni di visite o accertamenti da parte dei medici di famiglia è inappropriato. Spesso le impegnative portano classi di priortà non corrispondenti alla 'gravità' della sospetta patologia e dell'urgenza necessaria. Da parte della Asl ci sarà un monitoraggio preciso e puntuale anche su questo, in modo che le prescrizioni siano effettivamente aderenti ma soprattuto che non si verifichino forzature del sistema, aggirando i previsti quesiti.

OBBLIGO DI DISDETTA. L'abbandono della prenotazione è altra piaga che incide sul sistema di erogazione delle prestazioni. Soprattutto nell'ambito dell'utenza esente da ticket, spesso si registrano assenze all'appuntamento per le visite o gli accertamenti, nonostante la disdetta non preveda sanzioni e permetta un vasto campo di giustificazioni. L'introduzione di una sanzione potrebbe sanare questa falla nel sistema, in ogni caso si ipotizza un servizio di 'recall' che ricordi al paziente l'appuntamento e comunque recuperi eventuali posti vuoti a vantaggio di chi ne ha veramente bisogno come accade ad esempio per alcuni servizi della cardiologia.

AMBULATORI APERTI. L'obiettivo dei 120 giorni al massimo di attesa per una prestazione con impegnativa 'programmata' andrà raggiunto percorrendo tutte le strade possibili all'interno del sistema sanitario. Compreso il ricorso alla prestazioni aggiuntive di medici in regime di libera professione intramuraria di carattere istituzionale verso l'azienda. Non solo. Nel rispetto dei regolamenti europei sull'orario di lavoro, è al vaglio anche l'ipotesi di aprire gli ambulatori anche di notte, nei festivi e nei semifestivi. In definitiva, non è vietato il ricorso all'acquisto di prestazioni con le strutture accreditate (che in provincia di Teramo è unicamente Radiosanit, per gli accertamenti di diagnostica per immagini).

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