Processo Castrum, il teorema su appalti e mazzette regge: condannati la Mastropietro e gli imprenditori Scarafoni

La sentenza: 5 anni alla ex dirigente dell'urbanistica a Giulianova e al marito, 5 e mezzo ai fratelli. Assolti l'ex assessore Di Giacinto e l'ex presidente della Patrimonio, Di Giambattista
06 ottobre 2019

TERAMO - Si è chiuso con 7 condanne, tra le quali quelle della ex dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova, Maria Angela Mastropietro, e del marito imprenditore Stefano Di Filippo (entrambi a 5 anni di reclusione), il processo per le mazzette e gli appalti ribattezzato 'Castrum', scaturito dall'inchiesta che negli anni scorsi ha sconvolto il sistema inprenditoriale giuliese e non solo.
Il collegio giudicante (composto dal presidente Franco Tetto, a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini), ha emesso la sentenza dopo cinque ore di camera di consiglio. quattro le assoluzioni, tra le quali quelle "perchè il fatto non sussiste" dell'ex assessore comunale Nello Di Giacinto e "per non aver commesso il fatto" dell'ex presidente di Giulianova Patrimonio, Filipppo Di Giambattista. Le condanne colpiscono, oltre alla Mastropietro e al marito, i fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni (5 anni e 6 mesi), il dirigente tecnico della Asl di Teramo, Carmine Zippilli (un anno e 8 mesi), il geometra Guerino Di Saverio (8 mesi), l'ex presidente del Consorzio Lido della Palme, Ennio Di Saverio (1 anno e 2 mesi). Per gli imprenditori Scarafoni, la Mastropietro e Di Filippo è scattata anche l'interdizione perpetua di pubblici uffici e il risarcimento al Comune di Giulianova, che era parte civile, da quantificare nel procedimento civile. Le assoluzioni riguardano, oltre a Di Giacinto e Di Giambattista, Sergio Antonilli, collaboratore della società di De Filippo (per non aver commesso il fatto) e Ida Scarpone, madre degli imprenditori Scarafoni (per non aver commesso il fatto).
Il teorema accusatorio della procura teramana (i pm erano Luca Sciarretta e Andrea De Feis) ha dunque retto anche nella fase processuale. Esso aveva disegnato un sistema di mazzette che ruotava tutto attorno alla ex dirigente del settore urbanistica del Comune giuliese, che tra il 2013 e il 2016 imponeva, per lavorare con la pubblica amministrazione, il versamento di un 'quantum' alla Mastropietro. Grazie al suo interessamento, l'azienda del marito otteneva subappalti o consulenze. Tra i lavori finiti sotto la lente di ingrandimento dell'inchiesta, quelli della lottizzazione Lido della Palme, della ristrutturazione del Campo Castrum e in alcune scuole cittadine, come la Bindi, la Orti e la De Amicis.

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