Rendicontazione ferma al 2012, la Corte dei Conti chiede lo scioglimento del consiglio regionale

Situazione che perdura dal governo Chiodi: la parola adesso passa al Consiglio dei Ministri
22 luglio 2015

PESCARA - Gravi inadempienze nella redazione dei consuntivi, fermi al 2012, e nella gestione complessiva dei conti, ad esempio non riconoscendo il disavanzo e contraendo spese: la Corte dei Conti ha chiesto lo scioglimento del Consiglio regionale dell'Abruzzo. Ora la parola va al Consiglio dei Ministri che avrà una relazione del ministero competente. Tre i possibili epiloghi: Roma accetta le argomentazioni dell'Ente concedendo un tempo per ottemperare, commissariare il bilancio o attivare l'iter per lo scioglimento. Il provvedimento adottato con delibera n. 191/2015 lo scorso 17 luglio in base agli articoli 120 e 126 della Costituzione, arriva sulla Giunta Regionale di centrosinistra guidata da Luciano D'Alfonso, anche se le omissioni si riferiscono anche al periodo precedente dell'ex Giunta di centrodestra guidata da Gianni Chiodi. Per i giudici contabili la Regione ha accumulato ritardi e violato le norme nonostante i continui solleciti. Secondo la Corte dei Conti «persiste un comportamento omissivo della Regione Abruzzo nella redazione dei documenti consuntivi», non avendo inviato né la bozza di rendiconto del 2013 né l'accertamento dei residui al 31 dicembre 2013 né la bozza di rendiconto per il 2014». La rendicontazione della Regione è ferma al 2012, né il bilancio di previsione del 2013 né quello del 2014, sostiene la Corte dei Conti, erano stati oggetto di procedure di assestamento. In tale assetto ordinamentale, emerge in tutta la sua gravità l'incidenza dei ritardi accumulati dalla Regione Abruzzo ed ai quali la stessa Regione non sembra voler porre fine, in violazione delle norme che dal 2011 sono andate a disciplinare la contabilità regionale».

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