Robin Hood chiede la conciliazione per gli azionisti della Tercas

Lunedì sarà consegnata la proposta d'intesa, intanto l'associazione si costituisce parte civile
19 luglio 2014

TERAMO – L’associazione dei consumatori “Robin Hood” chiederà alla Tercas di aprire la procedura di conciliazione a tutela dei risparmiatori della banca teramana. La bozza del protocollo d’intesa, che sarà consegnata lunedì mattina all’istituto di corso San Giorgio, prevede in sintesi l’avvio dell’iter conciliativo con gli azionisti che hanno visto praticamente scomparire i loro investimenti nel buco da 602 milioni di euro della Tercas. In base al documento, i risparmiatori dovranno presentare un reclamo scritto alla banca, attraverso o con l’assistenza di un’associazione dei consumatori, quindi si attiverà la commissione di conciliazione che dovrà valutare i reclami, i profili degli azionisti e le normative in materia di risparmio, prima di arrivare in 60 giorni ad una soluzione condivisa tra le parti. L’organismo sarà composto da un rappresentante delle associazioni che aderiranno all’accordo e da un massimo di 4 rappresentanti della banca. “Non si tratta di una class action – ha ribadito questa mattina in conferenza stampa il presidente di Robin Hood, Pasquale di Ferdinando – quest’ipotesi è stata già accantonata sia perché è una procedura troppo farraginosa sia perché i reclami sono diversi da caso a caso. Si va dal pensionato che aveva titoli obbligazionari a chi aveva azioni Tercas nel proprio portfolio”. L’operazione avanzata da Robin Hood, al contrario, tiene conto di due priorità “non arrecare ulteriori danni economici agli utenti con avventurose procedure civilistiche e a velocizzare il recupero delle somme”. “In Italia ci sono precedenti che hanno portato in tempi brevi alla soluzione delle controversie” aggiunge, “la Tercas in questo modo, oltre a diminuire il contenzioso e i relativi costi, riacquisisce a nostro avviso un rapporto positivo con quei risparmiatori che si sentono traditi da una banca storicamente di riferimento per questa realtà territoriale”. La speranza dunque è per un via libera della dirigenza. Intanto, per far fronte alle cause con i clienti il commissario Riccardo Sora ha accantonato 17 milioni di euro. “Alla nostra associazione – continua Di Ferdinando – si sono rivolti già 186 azionisti della provincia per chiedere assistenza. Prima di decidere cosa fare, però, abbiamo deciso di attendere l’assemblea del 29 luglio”. L’assemblea è appunto quella in cui si deciderà l’aumento di capitale che, in pochi giorni, vedrà la Banca Popolare di Bari entrare in possesso del 100% dell’istituto abruzzese. Sul piano giudiziario, Robin Hood ha dato già mandato ai propri legali per costituirsi parte civile nel giudizio penale. Gli stessi avvocati, chiude il presidente Di Ferdinando, “stanno studiando la possibilità di riunire in una sorta di associazione di ‘risparmiatori traditi’ per i clienti che vorranno costituirsi anche loro parte civile. Ricordiamo che, a differenza del procedimento civile, qui non c’è rischio di soccombenza”.

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