Si fa strada la verità sulla morte dell'eroe Stefano Bandini: saranno processati i tecnici indagati IL VIDEO DELLA TRAGEDIA

Dopo due riaperture d'inchiesta, oggi il gup di Lucca ha rinviato a giudizio tre dei quattro indagati. Il Canadair del pilota teramano (medaglia d'oro al valor civile) volò in condizioni di alto rischio
08 febbraio 2017

TERAMO - A distanza di 12 anni da quella tragedia, oggi è stata scritta la prima pagina sulla strada della verità e del pieno riconoscimento di un atto di eroismo di un figlio della città di Teramo, Stefano Bandini. Il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Lucca, ha rinviato a giudizio tre di quattro indagati di una serie di reati, tra i quali l'omicidio colposo, accusati di non aver messo in atto tutti i dispositivi e le procedure di sicurezza per evitare che il pilota teramano allora 38enne e il suo copilota e amico Claudio Rosseti, 44enne senese, si schiantassero con il Canadair nel corso di una operazione antincendio, il 18 marzo del 2005, in Versilia. T.E., Responsabile della Sala operativa unificata permanente di Firenze, B.R., Direttore delle operazioni a terra e D.N.D., Responsabile del Servizio forestazione ed agricoltura della Comunità montana Alta Versilia, saranno processati per non aver correttamente adempiuto agli obblighi loro imposti dalle norme in materia di spegnimento incendi tramite aeromobili e quindi, per negligenza, imprudenza, imperizia, consistenti nel non aver garantito, ciascuno per quanto di propria competenza, le condizioni di sicurezza delle operazioni di spegnimento, determinando con la loro condotta omissiva il disastro aereo. Prossima udienza fissata al 3 marzo, per il Responsabile del Centro Operativo Aereo Unificato di Roma, la cui posizione, in caso di rinvio a giudizio, potrebbe essere riunita a quella degli altri indagati il 28 aprile. Tutto da rifare, invece, per il legale rappresentante della Sorem Srl, a causa della restituzione degli atti al PM per vizio di notifica risalente all’avviso di conclusione delle indagini preliminari.Nel corso della delicata inchiesta successiva all'incidente aereo, gli avvocati della famiglia Gianluca Pomante e Michele Artese, e con essi lo zio del pilota teramano, Roberto Scartozzi, si sono battuti strenuamente per l'accertamento della verità riuscendo ad evitare per ben due volte che il caso fosse archiviato come responsabilità, ovvero errore umano, dei piloti a bordo, con una beffarda e calunniosa ipotesi che i due piloti avessero bevuto. La verità su quanto accaduto quel tragico pomerigio sui cieli tra Serravezza e Forte dei Marmi, mano a mano è venuta a galla, anche grazie al filmato girato da un testimone oculare che quel giorno riprese il volo e l'incidente del Canadair di Bandini: i due piloti non furono informati della presenza di cavi dell'alta tensione nell'area di intervento del velivolo e non c'era collegamento radio con gli altri soccorritori a terra. Sono alcuni dei particolari dell'inchiesta che, aggiunti al fatto che il Canadair era stato fatto volare all'imbrunire, quando le condizioni di visibiltà, oltre che per il fumo dell'incendio, erano quasi al limite, hanno condizionato l'intervento di emergenza procurando la tragedia. Bandini e Rosseti dopo aver urtato i cavi e con il velivolo in fiamme, non diressero il Canadair verso il mare dove avrebbero potuto tentare un ammaragio e, forse, salvarsi, per evitare di finire su un ospedale e il centro abitato. I due piloti, il 20 dicembre 2005 furono insigniti dal presidente Carlo Azeglio Ciampi della medaglia d'oro al valor civile alla memoria.

 

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