Sta male in carcere, va ai domiciliari in ospedale lo stalker di Giusy

Il gip dopo la perizia psichiatrica accoglie la richiesta dei difensori di Fabiano Cistola che accoltellò la donna sul lungomare di Tortoreto
11 luglio 2019

TORTORETO - Aspetterà il processo per tentativo di omicidio della sua ex agli arresti domiciliari e potrà curare il suo profondo stato depressivo, Fabiano Cistola, il 39enne ex operaio di Corropoli. La richiesta degli avvocati Gennaro Lettieri e Claudio iaconi è stata accolta dal gip del tribunale di Teramo, Marco Procaccini: lascerà il carcere di Castrogno per essere ricoverato, in stato di detenzione, nel reparto di psichiatria del Mazzini di Teramo, ina attesa che si possa individuare una struttura protetta dove possa seguire un programma di recupero e riabilitazione. Sull'uomo, che il 22 febbraio scorso, in preda a un raptus di violenza, dopo aver tranciato una gomma dell'auto, accoltellò Giusy Montecchia, la ex con cui si era lasciato una ventina di giorni prima, ferendola in maniera gravissima con sei fendenti, sul lungomare di Tortoreto, 'pesa' un concorde giudizio psichiatrico del consulente nominato dal gip, lo psichiatra Luigi Olivieri, che di quello di parte, il neuropsichiatra Biagiantonio Morelli: il suo stato di salute mentale non è compatibile con il regime carcerario, anche se, come certificato dalla perizia affidata in incidente probatorio al dottor Luigi Olivieri, è capace di intendere e volere e dunque in grado di affrontare il processo per tentato omicidio. Preoccupa però il suo stato di salute all'interno delle mura del carcere. Come riportato. infatti nella relazioe peritale depositata lo scorso 14 giugno, "Fabiano Cistola sta trovando giovamento dall’attuale terapia farmacologica e dal supporto psicoterapico, ma la imponente depressione in cui versa, lo rende non compatibile con il regime carcerario, potendo egli stesso mettere in atto quelle che per ora si palesano come ideazioni anticonservative”. E' insomma alto il rischio di suicidio, come il 39enne corropolese aveva già provato a fare, subito dopo l'acoltellamento di Giusy: i carabinieri lo fermarono nei pressi dello chalet Marconi, impugnava ancora il coltello e si stava ferendo alla gola.

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