Teramo 3.0 'suggerisce' al sindaco l'ingiunzione contro la Ruzzo Reti. La risposta del Cda: "E' D'Alberto che non ci risponde" e usa i dipendenti come 'scudi umani'

Esplode un'altra grana in maggioranza: mozione della lista civica invita il primo cittadino a recuperare i 3,5 min di credito. I vertici dell'Acquedotto: “Azione irresponsabile, così rischia il personale"
26 febbraio 2019

TERAMO - Il sindaco Gianguido D'Alberto ostaggio di Teramo 3.0? Sembrerebbe di sì a considerare le 'indicazioni' di corretta amministrazione che pervengono nelle riunioni di maggioranza, sollecitate in particolare dal consigliere Giovanni Luzii. L'ultima in ordine di tempo è quella relativa al 'suggerimento', espresso attraverso una mozione che sarà illustrata nel prossimo consiglio e che la stessa Lista civica riferisce di aver depositato lo scorso 19 febbraio, di promuovere una ingiunzione di pagamento nei confronti della Ruzzo Reti, da anni debitrice del Comune di Teramo con una esposizione importante, che raggiunge quasi i 3,5 milioni di euro.
La lista della vicesindaco Cristina Marroni, ispirata dietro le quinte dal referente politico Cristian Francia, fa le pulci al rapporto debitorio tra Ruzzo e Comune, da un lato stuzzicando ancora il primo cittadino nonostante sia alta la tensione in maggioranza sui rapporti con le altre forze di governo, dall'altro polemizzando a distanza con il Cda della società dell'Acquedotto e in particolare con l'ex presidente Antonio Forlini. Nella richiesta di ingiunzione, infatti, i consiglieri Luzii e Osvaldo Di Teodoro ricordando le dinamiche della gestione della Ruzzo Reti, quanto a perdite (di 2,5 nel 2017 e di 7 milioni complessivi negli ultimi 5 anni), la crescita dei dipendenti (adesso 284) grazie anche al ricorso degli interinali (erano 20 nel 2013, all'inizio dell'era Forlini, oggi sarebbero 80), e infine la "continuità nell'inadempienza di restituzione, nonostante il Piano industriale 2014-2017, approvato dai soci della Ruzzo, prevedeva esplicitamente, a far data dall’annualità 2015, il puntuale adempimento sulla restituzione dei mutui in favore dei Comuni». Soprattutto, però, Teramo 3.0 sottolinea che nelle ultime 4 annualità, "nulla è stato restituito al Comune di Teramo, e l’ex Presidente Forlini (attuale membro del CdA) ha formalmente risposto – al sindaco D’Alberto che glielo chiedeva in data 15 settembre 2018 – con la seguente frase: 'Stiamo attuando una proposta di rateizzazione'".
La risposta della Ruzzo Reti. A sentire la Ruzzo Reti, è il sindaco D'Alberto a non rispondere finora alla proposta di rateizzazione presentata il 18 ottobre 2018 al Comune: “Se risposta ci fosse stata - scrive il Cda dell'Acquedotto - sarebbe già in attesa di incassare la prima rata a marzo". La governance replica indirettamente a Teramo 3.0, denunciandone la strumentalizzazione di fatti e persone, ma anche facendo riferimento "agli interessi di qualcuno che intralcia la strada" e che finora non hanno permesso la soluzione di questo contenzioso. "Come peraltro dimostrano i piani di rateizzazione sottoscritti con altri Comuni soci e già avviati e il fatto che da due anni siamo tornati a rimborsare a tutti i soci (compreso il Comune di Teramo) le rate correnti di mutuo interrotte dal 2010".
Senza esitare, tra l'altro, a utilizzare i dipendenti come 'scudi umani': “Chi annuncia azioni giudiziarie - scrive il Consiglio di amministrazione della Ruzzo Reti - dimentica che Ruzzo Reti gestisce un servizio essenziale per la collettività e ha 280 dipendenti, alcuni dei i quali rischierebbero il posto con un procedimento ingiuntivo da irresponsabili che condurrebbe l’azienda a una istanza di concordato in continuità". 

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