Un Pd 'civico' per convincere Legnini a candidarsi alla Regione

I movimenti per le candidature alle elezioni del 10 febbraio. Il ruolo di Mauro Di Dalmazio. Brucchi tentato dalle forze dei centrodestra
01 ottobre 2018

TERAMO - Con un solo candidato noto per la corsa a Governatore, la pentastellata Sara Marcozzi, la corsa alla poltrona più ambita dell’Emiciclo aquilano registra indiscrezioni che la rendono ancor più intrigante. Come quella che vorrebbe pronta, dietro l’angolo, una svolta epocale per la sinistra: la possibile assenza del Pd dalla competizione, sotto forma di partito come inteso classicamente. La diversa caratterizzazione politica della coalizione di centrosinistra che ne verrebbe fuori, sarebbe anche grimaldello per convincere Giovannni Legnini a candidarsi. Questo mentre nel centrodestra la lotta alla designazione in casa Fratelli d’Italia si riduce all’aquilano Pierluigi Biondi e al teramano d’adozione Giandonato Morra, dati in pole position rispetto ai vastesi Antonio Tavani ed Etel Sigismondi. Sul fronte teramano, con il solo Pietro Quaresimale, unico sindaco finora a scoprire le carte con le dimissioni, pronto a schierarsi in campo con la Lega, resta grande l’attesa di conoscere le posizioni di Gatti, dopo che è sfumata la chance di candidarsi a Governatore, ma soprattutto del civico Mauro Di Dalmazio e dell’ex sindaco Maurizio Brucchi.
LEGNINI E IL PD. Le esperienze elettorali del Pd di questo 2018, tra politiche e amministrative, fatta eccezione per il caso Teramo (dove il partito è forza di maggioranza relativa e ha piazzato 8 consiglieri e tre assessori), e la discussione a livello nazionale, stanno portando gli eredi di una lunga storia politica a smobilitare verso scissione e rifondazione del movimento. Le elezioni in Abruzzo si presentano dunque come primo vero banco di prova per un eventuale rinnovamento e l’esperienza di Teramo non può essere sottaciuta o sottovalutata: per evitare che l‘assenza di un simbolo storico possa nuocere peggio della sua presenza, si potrebbe pensare a un partito meno partito e più aperto alle realtà civiche. Ruota attorno a questo ragionamento anche la candidatura del già vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura, Giovanni Legnini. Il deputato di lungo corso non lo ha detto, ma una delle condizioni che gli farebbero sciogliere subito la riserva a mettersi in gioco il 10 febbraio, sarebbe quella di una proposta che giunga da un largo movimento di opinione, proveniente più dalla società civile e dal movimento dei sindaci e dei campanili, piuttosto che dal suo partito.
L’ESPERIENZA TERAMO. Il municipio di Teramo ha già sperimentato con successo questa esperienza e l’essersi affidato al traino del candidato civico suo ex tesserato e capogruppo consiliare, Gianguido D’Alberto, è stata mossa vincente. Il mix di rinnovamento con giovani alla prima esperienza amministrativa ha chiarito che tutto questo è possibile, almeno nelle realtà comunali. Non a caso è stato lo stesso neo segretario regionale del Pd, Renzo Di Sabatino, a ‘benedire’ un eventuale candidatura di Legnini al servizio di una coalizione di centrosinistra allargata e non candidato dal Pd.
MARIANI. Andrebbe oltre addirittura il capogruppo regionale Sandro Mariani, quando vede un superamento del Pd nell’ottica elezioni regionali, dove un gruppo di sei o sette liste civiche di area potrebbe dare quella spinta decisiva a un candidato molto credibile come l’ex Sottosegretario all’Economia. A proposito di Mariani: si ricandiderà alla Regione, smentendo così i rumors su una sua corsa a sindaco del suo paese, Campli: «Sarei molto contento di fare il sindaco a Campli ma non entro a gamba tesa sui chi lavora da tempo e con cui lavoriamo da tempo per completare un progetto di governo di Campli. E’ una questione di rispetto, non ci ho mai pensato».
DI DALMAZIO. In un orizzonte civico come quello che potrebbe nascere al fianco di Legnini, potrebbero trovare spazio tante forze locali e molti contenitori che nelle diverse esperienze comunali hanno riportato numeri tali da essere presi in considerazione. Il riferimento è all’esperienza fatta da Mauro Di Dalmazio al Comune di Teramo, il quale però sembra non essere interessato almeno al momento, a una candidatura alla Regione. Legato profondamente ai valori del Partito popolare europeo, allontanatosi dal movimento Idea di Quagliariello (che probabilmente tornerà a indicarsi come organico al centrodestra), Di Dalmazio e il suo movimento civico teramano si ritrovano ancor più distante dal centrodestra di oggi, più lontano da quei valori, ma soprattutto scivolato verso una destra populista in cui la Lega è egemone.
IL CENTRODESTRA. A proposito di centrodestra, in casa Fratelli d’Italia si cerca di arrivare alla sintesi per individuare il candidato Governatore da contrapporre a Sara Marcozzi e Giovanni Legnini. Il favorito sembra essere Biondi, sindaco dell’Aquila, pupillo di Giorgia Meloni, alla quale spetterà l’ultima parola sull’investitura, dopo la ‘spartizione’ delle quote al tavolo nazionale tenutosi ad Arcore da Berlusconi. Sul Giandonato Morra delle grandi prestazioni elettorali a Camera e Comune, sebbene indicato dai fedelissimi teramani, pesano la delusione delle sconfitte elettorali e un sottinteso desiderio di passare il testimone al ricambio generazionale. Forza Italia e Lega abruzzesi restano alla finestra, nell’impossibilità di influire sulla scelta, con ancora in bocca il sapore di una ipotizzata candidatura divisa tra Di Primio, Febbo, Di Stefano e Gatti. Resteranno in corsa i tre, anche come semplici consiglieri? 
PATTUGLIA TERAMANA. Della pattuglia teramana alle prossime regionali potrebbero fare parte anche l’ex assessore comunale e più votato (anche se finito all’opposizione) delle ultime amministrative, Mario Cozzi, così come Giacomo D’Ignazio, coordinatore comunale di Forza Italia. Ma c’è anche chi, forzista della prima ora, come l’ex sindaco Maurizio Brucchi, si è chiuso nel silenzio di un lungo periodo sabbatico. Quando scioglierà il dubbio sulla candidatura, sarà un anno esatto dalla sua uscita dalla guida del comune: chissà se il doppio ruolo di primario della chirurgia e della senologia, lo distoglierà dalle sirene di una candidatura, tra le due o tre che gli sono state proposte, all’interno del centrodestra?

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