Un tavolo per chiudere il cantiere di corso San Giorgio e aprire quello di corso de' MIchetti

Sono trascorsi 1.190 giorni dall'inaugurazione ma i lavori non sono conclusi. Ci sono da sistemare gli innesti laterali e sistemare gli arredi
27 gennaio 2019

TERAMO - Quando verrà restituito alla città corso San Giorgio e quando verrà chiuso quello che - forse molti lo hanno dimenticato -, è ancora un cantiere? Se lo chiede soprattutto l’amministrazione comunale che ha deciso di accelerare l’iter per la riconsegna dei lavori convocando non solo l’impresa esecutrice dei lavori, ma anche le altre dell’Associazione temporanea che si era aggiudicata l’intervento. Sul tavolo diverse questioni, a partire dalla conclusione degli interventi mancanti alla seconda tranche dei lavori, quelli previsti su corso de Michetti e parte di corso Cerulli, che già si annunciano forse ancora più complessi.
Il confronto, con una conferenza dei servizi alla quale parteciperà molto probabilmente anche la Soprintendenza archeologica, è in programma nei prossimi giorni ma intanto il Comune ha già le idee chiare sul da farsi. Concordando con il direttore dei lavori, Giustino Vallese, l’assessore al governo del territorio Stefania Di Padova ha esposto alle imprese Macinati e Persia la necessità di chiudere definitivamente la questione delle ‘stecche’ laterali a corso San Giorgio, che sono vere e proprie incompiute, difformi dal contesto generale e ricche di insidie per i passanti, oltre che affronto al decoro. Per non parlare della porzione di cantiere ancora recintato di via Cerulli all’altezza della Prefettura, che resiste ormai da almeno tre anni, con tanto di pantano che si forma ad ogni acquazzone. Il ‘salotto buono’ della città va completato, con il rifacimento delle stradine laterali, almeno fino agli innesti con le due parallele vie Delfico e Capuani, sapendo già sin d’ora che dovrà esser trovata una soluzione alla presenza dell’edicola di via Carducci: andrà spostata per l’occasione, dove ancora non si sa, ma comunque sarà forse la volta decisiva per individuarne una sistemazione definitiva compatibile con l’organizzazione urbanistica della zona. Capitolo arredi: quelli previsti dal progetto, che richiamano i ‘parenti’ stretti di piazza Sant’Anna non piacciono alla nuova amministrazione, che li ritengono poco funzionali e di difficile manutenzione (forse anche sapendo che poi la manutenzione non verrà fatta, ndc). Si punterà a una scelta concordata con il progettista, sobria, utile e decorosa. La sistemazione degli arredi comporterà per forza una rivisitazione della sistemazione del mercato del sabato in questa area del centro storico, discussione storicamente accompagnata da polemiche e dissidi, ma affrontata in maniera però concludente. La questione permette di agganciarci ad un altro dibattito sempre aperto, sulla funzionalità della pavimentazione scelta, dato per cassato che ai più non piaccia. Mostra già i segni del passaggio sconsiderato dei mezzi sempre più numerosi, nonostante debba essere un’isola pedonale, con piastre già sfondate e mattonelle macchiate forse indelebilmente. C’è già un preventivo di massima di una ditta specializzata per la pulizia radicale che dovrebbe riportarle ad… antico splendore, tuttavia prima di questa operazione, possibile soltanto a cantiere riconsegnato, molte di essere vanno sostituite perché spaccate: su questo sembra che l’impresa sia disponibile all’intervento. Quello della pavimentazione è rebus che accompagna il prossimo intervento su corso vecchio e de’ Michetti. C’è discordanza sulla tipologia di pietra da applicare: quella di corso San Giorgio, secondo quanto espresso anche dall’assessore Di Padova, non è adatta al traffico di corso de’ Michetti. L’esperienza è utile per dire che in quel caso occorrerà uno spessore maggiore del materiale che si andrà a sceglie, pena la distruzione dopo pochi mesi. Ma c’è dubbio anche su come procedere nello scavo. Il cantiere lumaca del corso principale è spettro che tutti vogliono evitare. La soluzione sarebbe quella di intervenire in superficie, senza scendere a livello dei sottoservizi e posare la pavimentazione, in maniera veloce (si fa per dire) ed efficace, limitata al piano viabile e ai marciapiedi. Anche perché il rischio di incappare nei reperti è noto e sarebbe interferenza difficile da sbrogliare, se non con una complicazione del progetto e dei lavori. Sarà d’accordo la Soprintendenza con modalità di cantiere di questo tipo? Certo, l’occasione di poter rimettere mano, per così dire, agli strati più antichi della città, è irripetibile, anche per una mappatura certa e definitiva dell’esistente. Ma nel frattempo significherebbe dire addio a molte attività commerciali, nell’impossibilità di creare tanto facilmente un cantiere mobile a fasi, anche per i ridotti spazi di manovra dei corsi. Chiusura sui famosi ritardi, sulle inadempienze reciproche ditta-comune che ai tempi dell’amministrazione Brucchi riempivano le cronache dei media: l’impresa ha fatto rilievi per un ammontare complessivo di 3 milioni di euro in “riserve”; i tecnici comunali e la direzione lavori hanno valutato queste in massimo 90mila euro. Le riserve su corso San Giorgio, in pratica, superano già l’entità dell’intera gara d’appalto per entrambi i corsi cittadini (che era di 3,75 milioni di euro con un ribasso del 31,6%). Anche questo è argomento da superare prima di poter riavere indietro il ‘cantiere corso San Giorgio’.

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