Vacillano la Gran Sasso Teramano e la stagione turistica dei Prati: decreto ingiuntivo dal 'socio' Comune di Fano Adriano. Di Bonaventura: "Fulmine a ciel sereno"

L'amministrazione guidata dal sindaco Servi chiede 110mila euro di canoni arretrati per i terreni degli impianti. A rischio l'asta e il futuro della società
01 novembre 2019

TERAMO - Sulla Gran Sasso Teramano in liquidazione, con un bilancio che prevede una perdita di 1,2 milioni di euro e che ha bandito un'asta per la vendita degli impianti di risalita dei Prati e l'albergo di Pratoselva, cade una tegola che ne incrina le speranze di rilancio: il Comune di Fano Adriano, socio della Gst, ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo di circa 110 milioni di euro. La somma si riferirebbe a canoni di affitto dei terreni su cui sorgevano gli impianti sciistici di Pratoselva, non pagati dal 2012.
Si tratta di un fulmine a ciel sereno, anche se nelle passate settimane, il primo cittadino del comune montano, Luigi Servi, aveva lamentato le difficoltà legate ad una riattivazione degli impianti del centro turistico di Pratoselva, nonostante i proclami dei mesi scorsi, in ottica di una ripartenza delle attività anche sul fronte di Fano Adriano. L'assemblea dei soci tenutasi nella sede della Camera di commercio ieri sera, ha dovuto valutare il nuovo quadro degli eventi, con un ordine del giorno aggiuntivo, decidendo per affidare un incarico legale per resistere al provvedimento notificato nelle ultime ore. Sul piano meramente assembleare, si è aperto un fronte di contrapposizione all'interno della societa, francamente inaspettato, perché il Comune di Fano è tra i soci della stessa Gran Sasso Teramano e in un certo senso ha proposto contenzioso verso se stesso, probabilmente considerando anche che, come riferiscono in ambito societario, lo stesso Comune sarebbe moroso verso la Gst.
Sicuramente si tratta di un altro colpo di scena tra i tanti che nel corso della sua vita recente, la Gran Sasso Teramano ha vissuto. Alti e bassi che ne hanno martoriato la vita societaria, riflettendosi anche sulle gestioni delle attività turistiche della montagna teramana. Adesso che la gestione dell'imprenditore sambenedettese Marco Finori sembra aver riportato le potenzialità dell'area alla giusta valorizzazione e che anche il corpo degli imprenditori e del posto avesse fatto quadrato per iniziative e investimenti che rilanciassero davvero la stazione sciistica, si apre un'altra grana sul fronte di Pratoselva. Il commissario liquidatore, Gabriele Di Natale, al quale va riconosciuta una positiva azione di risanamento e di programmazione all'interno della Gst, ha sempre ricordato che le economie della società non permettono di avviare le manutenzioni sulla zona di Pratoselva. Non si sa se questa iniziativa del Comune sia conseguenza dell'impossibilità di avviare la stagione, sta di fatto che si tratta di un atto grave che rischia intanto di avere quanto meno conseguenze dirette sul bando per la vendita degli impianti e nel caso peggiore il fallimento della società. Come noto, la Gst cerca un acquirente della quadriposto, della biposto, dell'impianto di innevamento e del rifugio di Prati di Tivo oltre che dell'albergo di Pratoselva, su una base d'asta di 3,6 milioni di euro: una procedura dovuta nel piano di liquidazione, che mira anche ad individuare un gestore definitivo. Il decreto ingiuntivo potrebbe costituire una spada di Damocle sulla via del risanamento e della programmazione, proprio adesso che per la prima volta l'affidamento della gestione era cosa fatta con largo anticipo e la stagione potrebbe partire con la necessaria puntualità.  
Le reazioni. Di Bonaventura: "Fulmine a ciel sereno". "Un fulmine a ciel sereno in un momento nel quale per la prima volta della storia abbiamo avuto una stagione continuativa ricca di soddsfazioni con migliaia di visitatori, abbiamo completato le manutenzioni straordinarie e abbiamo assicurato la stagione invernale che riapre, dopo decenni, puntuale l'8 dicembre. Una decisione incomprensibile perchè mettere in ginocchio la Società significa farsi male da soli, questo era il momento di stare insieme e invece si apre una falla che rimette tutto in discussione. A leggere la storia di questa zona, però, si tratta di un elemento ricorrente: se la montagna non impara a lavorare insieme ogni iniziativa, pubblica o privata, è destinata al fallimento. Naturalmente riuniremo gli operatori turistici per condividere quanto accade e dialogheremo con il Comune di Fano, come del resto abbiamo fatto finora, per comprendere questo gesto che al momento, pare autolesionistico considerato il nostro impegno più volte ribadito di iniziare a lavorare per Prato Selva una volta sistemato Prati di Tivo" dichiara il presidente Diego Di Bonaventura.

Voto medio (1 voti; 5.00)
Vota:
counter