Valanga a Campo Imperatore travolge due fratelli: uno si salva e dà l'allarme, il secondo lotta per la vita

Forse un fuoripista la causa del movimento nevoso al 'Vallone'. Il ferito trasportato in elicottero al Mazzini in cardiochirurgia: il suo cuore è ripartito alle 16.30
28 gennaio 2014

L'AQUILA - E' stata sfiorata la tragedia oggi sulle piste di Campo Imperatore, nella zona dei Valloni, lungo il pendio che riporta alla base della funivia. Una slavina, non si sa se provocate dai passaggi in fuori pista, ha travolto tre sciatori dei quali due fratelli aquilani. Per uno di questi, l'unico inghiottito completamente dalla valanga di neve, si è temuto il peggio: all'inizio quando non si trovava sotto la neve, poi nel tentativo di rianimarlo perchè il suo cuore non ripartiva. Adesso Mario C., 33 anni, è ricoverato al Mazzini di Teramo, in rianimazione cardiochirurgica, in prognosi riservata. E' salvo grazie all'intervento di tante, importanti professionalità, dal personale del 118 dell'Aquila e Teramo, ai medici di Emodinamica, e all'utilizzo per la prima volta in Abruzzo della Ecmo, la macchina cuore-polmoni, normalmente usata per gli interventi a cuore aperto i cardiochirurgia. 

La slavina. Il movimento di neve, improvviso poco dopo le 13, nella zona dello "Scontrone", un fuoripista impegnativo che dalla stazione sciistica riconduce alla base della funivia, a Fonte Cerreto. E' possibile che all'origine dell'incidente sui pendio innevato ci sia l'instabilità dello spesso manto nevoso, dopo le recenti abbondanti nevicate delle ultime 48 ore, aggravate dal passaggio degli sciatori in fuori pista.nota come fuoripista impegnativo. Il livello della neve era alto dopo le recenti nevicate. La neve ha trascinato i tre per decine di metri, ma soltanto Mario C. è stato sepolto. Il fratello è stato il primo a buttarsi nella neve, dopo aver dato l'allarme ai soccorsi: ha scavato con le sue mani ed è riuscito a trovarlo, tirandolo fuori dalla testa. Era privo di sensi e in stato di inscoscienza.

Imponente la macchina dei soccorsi. La macchina dei soccorsi ha messo in campo il meglio delle persone e dei mezzi. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del corpo nazionale di soccorso alpino, della forestale (anche con un proprio elicottero per il trasporto anche dei cinofili da Pescara), della Guardia di finanza, molti volontari, polizia e carabinieri. Una catena umana che ha cercato e scavato sotto a metri di neve alla ricerca del disperso, in una lotta contro il tempo. Ma soprattutto è stata la sinergia sanitaria tra 118 e soccorso alpino, che compongono costantmente gli equipaggi di elisoccorso ad avere avuto un ruolo decisivo nella lotta contro il tempo. 

Era in grave ipotermia, ma il cuore ha ripreso a battere alle 16.15. I soccorritori non hanno smesso un attimo di massaggiuare il petto di Mario C., che era in grave ipotermia, in attesa che i medici di 118 e soccorso alpino lo stabilizzassero. Si è deciso in pochi attimi, attraverso il coordinamento anche della centrale operativa del 118 di Teramo, di tentare un protocollo saanitario di routine ormai in Alta Italia, mai effettuato prima in Abruzzo; l'utilizzo della macchina cuore-polmoni per rianimare un paziente che da troppo tempo ormai aveva il cuore fermo. Come se si fosse usata un'altra batteria per far ripartire una batteria scarica. L'elicottero è stato dirottato verso il Mazzini e qui il paziente smistato in Emodinamica dove era atteso per il miracolo sanitario. Che si è compiuto alle 16.15 quando il cuore di Mario C. è tornato a funzionare in autonomia.

 

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