Venturoni: «La politica non è disonestà»

L'ex assessore è tornato in Consiglio: «Io, attore pulito delle 'candid-camera' della giustizia»
28 dicembre 2010

L'AQUILA - "La politica non vuol dire disonestà. Impegnarsi in politica non vuol dire incamminarsi sulla via della illegalità". E' uno dei passaggi salienti dell'intervento del consigliere regionale del Pdl, Lanfranco Venturoni, ex assessore alla Sanità, tornato in Consiglio regionale dopo i domiciliari e l'obbligo di dimora nel comune di Teramo che lo hanno colpito dal 22 settembre scorso in seguito al coinvolgimento nell'inchiesta sui rifiuti della Procura di Pescara. "Quello che è successo a me palesa, con l'evidenza dei fatti e dei metodi, come sia ormai divenuto automatico l'associare l'apertura di una inchiesta alla colpevolezza del politico coinvolto. Curioso come un semplice participio - ha chiarito Venutorni riferendosi all'affermazione 'coinvolto' - che dovrebbe lasciare intendere una assunzione di responsabilità, sia ormai divenuto, per chi fa politica, sinonimo di una condanna. Non è giusto. Così come non è giusto trasformare ogni rapporto tra la politica e l'imprenditoria in una sorgente di malaffare e di affarismo illecito o truffaldino, dimenticando il ruolo strategico e vitale che l'imprenditoria ha per il nostro Paese e, di pari passo, fraintendendo l'attività di chi, rivestito di una delega popolare, cerca di favorire lo sviluppo di quella imprenditoria". Nel suo intervento Venturoni ha difeso a spada tratta il rapporto tra politica e imprenditoria: "In una democrazia sana, quale mi ostino a considerare la nostra, il politico non incontra l'imprenditore per consentirgli affari illeciti e lucrare tangenti o posti di lavoro che possano generare voti, al contrario il politico incontra l'imprenditore perchè è da quella forza propulsiva di chi impegna risorse e capitali che nascono quelle spinte alla crescita che il politico, con la sua attività, deve raccogliere, organizzare e rendere il più possibile collettive per il benessere dei cittadini e del Paese". "Vorrei fare una vera e propria confessione - ha proseguito Venturoni -: c'è stato un tempo in cui ero convinto che la soluzione del problema rifiuti per l'Abruzzo, passasse attraverso la costruzione di un termovalorizzatore; vi confesso che ne sono convinto ancora". Pur ripromettendosi in più di un passaggio di non voler parlare dell'inchiesta, Venturoni ha comunque affrontato spesso il tema legato alle indagini che lo hanno coinvolto. "Non entrerò nel merito dell'inchiesta perchè non è questa la sede della mia difesa e anche perchè, lasciatemelo dire, sono convinto di non dovermi difendere da nessuna accusa visto che ho sempre ispirato la mia vita di uomo e di politico, a quelle fondamenta di onestà che mi vengono dalla mia famgilia, dalla mia formazione, dall'assoluto rispetto della legalità. Sempre e comunque". L'ex assessore ha sottolineato ancora che "del resto la stessa inchiesta che mi ha visto intercettato già in campagna elettorale e poi intercettato e addirittura filmato costantemente nel mio stesso studio di assessore, nessuna eccezione ha potuto sollevare sul mio agire in quel mare magnum della sanità regionale nel quale, e di questo mi vanto, ho cercato di navigare tenendo sempre ferma la barra dell'interesse pubblico". "Ovviamente - ha concluso Venutorni - di essere diventato l'attore protagonista di una infinita serie di candid camera giudiziarie non potevo saperlo visto che fino al giorno dell'arresto non mi è mai stato notificato nessun avviso di garanzia".

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