Vescovo Lorenzo, un ufficio tecnico per le chiese e due centri per i giovani. Questa sera la pastorale in Duomo

Leuzzi incontra la città ed espone le sue linee programmatiche. Intanto coinvolge i sacerdoti ingegneri per accelerare il recupero dei 186 luoghi di culto non agibili
14 settembre 2018

TERAMO - ‘L’oggi di Dio e l’oggi dell’uomo’ racchiude tanto del carattere innovativo del vescovo Lorenzo Leuzzi. A partire dall’iniziativa in sè, della quale è titolo introduttivo: non appartiene infatti alla tradizione della chiesa locale assistere alla esposizione di una lettera pastorale. Tanto più poter ascoltare e valutare e discutere delle linee programmatiche della diocesi per il territorio. Ma che stia ‘avanti’, questo Padre della chiesa di Teramo e Atri, lo si è capito in questi primi otto mesi del suo Episcopato. Prendete la ricostruzione, ad esempio. Con 180 chiese chiuse a causa del sisma e una burocrazia lenta, tanto lenta, ha aperto un ufficio tecnico interno alla Curia, affidandosi a sacerdoti ingegneri, il cui lavoro gli ha permesso di riaprirne 10 e di provare ad accelerare per riportare i tanti fedeli al chiuso dei luoghi di culto. Oppure come nella sua vicinanza ai giovani: non solo parole ma idee da realizzare a breve, come un centro di formazione post maturità, un altro di avviamento al lavoro e un collegio universitario rivolto n particolare agli studenti stranieri. Con una speranza nel cuore («rivitalizzare il centro di Teramo») e un invito al sindaco Gianguido D’Alberto: riconsegnare a questa città una identità culturale.

LA LETTERA PASTORALE. Monsignor Lorenzo ci tiene a sottolineare che quella che questa sera alle 20.30 presenterà alla città, nel Duomo di Teramo, «non è la classica lettera pastorale, non un programma con le nostre iniziative. L'obiettivo è quello di parlare alla città, ai ‘lontani’, per comunicare all’intera comunità le idee guida sulle quali la Chiesa intende camminare e coinvolgere tutti: la mia preoccupazione è parlare ai professionisti, coloro che per motivi di tempo non possono partecipare alle tradizionali proposte delle parrocchie». 

LE TRE CARITA’. Per questo ha aperto la lettura della sua pastorale ad altre voci: in Cattedrale dopo la presentazione della lettera affidata a don Giovanni Giorgio, saranno don Igor Di Diomede, direttore della Caritas diocesana, il neo rettore Dino Mastrocola e il presidente della Provincia, Renzo Di Sabatino, a ‘tradurre’ gli aspetti samaritani, intellettuali e politici della carità intesa da Leuzzi nella pastorale. «Ho coniato l’affermazione ‘allargare gli orizzonti della carità’ riprendendo il concetto del Papa sugli orizzonti della razionalità, perchè vedo tre tipi di carità: quella samaritana, quella intellettuale e quella politica». Possono incontrarsi e dialogare qui a Teramo per costruire assieme una società migliore? «In questo territorio c’è molta carità samaritana, c’è un sommerso di carità intellettuale e poi devo dire che ho scoperto, con mia grande sorpresa, una forte vitalità nelle istituzioni locali, mi ha molto colpito ad esempio la grande presenza dei sindaci sul territorio». E’ presenza ingombrante, come spesso la politica può averne? «No, sono sincero. Spesso dove vado ricordo l’importanza delle istituzioni. Perchè è necessario ricreare un nuovo rapporto e una nuova fiducia nelle istituzioni. Ecco, la Chiesa può favorire, e fare, questo. Non a caso Papa Paolo VI diceva che “la politica è la più alta forma di carità”». Un messaggio chiaro, deciso: non ‘turris eburnea’, torre d’avorio, ma portatrice di una responsabilità, semmai più grande: «Sì, la Chiesa teramana non vive e cresce per se stessa, è una realtà formata da uomini e donne del nostro tempo al servizio della comunità, ecclesiale e civile: se la chiesa cresce, cresce anche la società».

LE CHIESE FERITE Che la Chiesa abbia un ruolo decisivo non è soltanto affermazione di principio nelle intenzioni di monsignor Leuzzi. Bisogna tradurre in fare. Come per la ricostruzione: 180 chiese chiuse sono ferita aperta, dolorosa. «Devo pensare a far presto per San Domenico, per l’Annunziata, per liberare questo campanile della Cattedrale, avvolto da una benda che ne deturpa valore e splendore. I soldi ci sono, ma la burocrazia complica tutto con i tanti crateri e i fuori cratere». Dieci chiese le ha già riaperte, e tra queste in particolare la Cattedrale di Atri, «che da allora ha raddoppiato i frequentatori», ai primi di ottobre lo farà con quelle di Fano Adriano e di Torricella Sicura, poi anche a Cortino, mentre dal 28 settembre saranno già fruibili i locali della nuova chiesa di Colleatterrato Basso per i servizi pastorali.

L’UFFICIO TECNICO. Ma non basta. E allora serve lo scatto in avanti e questa sì che è innovazione: un ufficio tecnico interno alla Curia, con sacerdoti laureati in ingegneria che portano avanti le progettazioni e i piani di intervento per preparare la strada alla ricostruzione delle chiese. Lo ha istituito proprio il vescovo Lorenzo, che scherza con una battuta: «Mica posso mettermi io a fare le gare…!». C’è il nuovo economo don Stefano De Rubeis, ingegnere edile del territorio, che segue l’edilizia di culto, e poi un seminarista che è ingegnere meccanico e ha lavorato per  13 anni all’ospedale di Atri e un altro a cui mancano due esami per diventare ingegnere elettronico…

I GIOVANI, PRIMO CRUCCIO. Torna il discorso della competenza e delle professioni nelle parole di Leuzzi che, è noto, ama parlare dei giovani: «Penso sempre come sia fondamentale la loro formazione. Io ne ho incontrati tantissimi e li invito sempre a studiare, essere protagonisti e non teatranti. Bisogna insistere molto su questo perchè il futuro dei giovani passa attraverso la preparazione, non soltanto professionale ma anche intellettuale, perchè la prospettiva di diventare imprenditori e del lavoro in genere lo richiede. Non solo specialisti di professioni, cioè, ma anche in grado di riflettere su quello si sta facendo».

CENTRI DI FORMAZIONE. Eccoli allora due o tre progetti in itinere e che dovrebbero concretizzarsi con il Centenario della canonizzazione del Santo, appunto, dei giovani, San Gabriele dell’Addolorata. Proprio il Santuario a lui dedicato a Isola, ospiterà un Centro per l’orientamento post maturità e un altro per quello al lavoro. L’obiettivo di istituire un collegio universitario a Teramo è prioritario, «ma serve l’aiuto di tutte le istituzioni», così come è importante organizzare un centro di spiritualità all’Annunziata, i cui lavori dovrebbero concludersi a dicembre, ma soprattutto un Centro di formazione per laici: «Molti lo chiedono perchè dopo la riforma della Cei non abbiamo più a Teramo l’Istituto di Scienze religiose». Un posto particolare nella progettualità del vescovo Leuzzi guadagna anche la dottrina sociale della chiesa: «Abbiamo molti sacerdoti che sono professori come don Giovanni Giorgio, docente di Filosofia teoretica all’Istituto Teologico di Chieti e presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, e don Emidio Santicchia professore di Sacra Scrittura, don Emilio Bettini, il mio segretario, che è professore all’Europea e altri che hanno dottorato e licenza: in occasione della canonizzazione di Paolo VI lanceremo un convegno sulla carità intellettuale e avanzeremo questa idea».

L’INVITO AL SINDACO. Ricreare l’identità culturale della città: è questo l’appello finale che il vescovo rivolge al nuovo sindaco Gianguido D’Alberto, magari facendo emergere quel ‘sommerso’ intellettuale di cui parlava in apertura di chiacchierata: «Io ricordo sempre la battuta del direttore dell’Osservatorio Astronomico di Collurania: ‘noi ci sentiamo estranei alla cità’ disse. Ma purtroppo della formazione culturale non importa a nessuno, spesso agli interessi economico finanziari interessa avere un popolo ignorante. E’ importante avere un delegato per l’università, così come bisogna recuperare e valorizzare il ruolo di realtà di carità intellettuale come l’Istituto zooprofilattico di caratura internazionale, il secondo Osservatorio in Italia,».

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