Violenza sulle donne, Snoq organizza una catena umana

Martedì in piazza Martiri, invito esteso anche a politici e amministratori: «Occorrono risorse stabili ai centri antiviolenza»
22 novembre 2014

TERAMO - Una catena umana, simbolo del contrasto alla violenza sulle donne, sarà formata dagli uomini e dalle donne che aderiranno all'iniziativa organizzata dal Comitato Snoq (Se Non Ora Quando?) in piazza Martiri della libertà martedì prossimo 25 novembre, alle 19. La catena, mano per mano e con i partecipanti che indosseranno qualcosa di rosso, si snoderà lungo corso San Giorgio e corso Cerulli. "La violenza sulle donne è un problema degli uomini. Insieme possiamo vincere questa partita" è lo slogan che il Comitato Snoq ribadisce anche in questa occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Monia Pecorale, in rappresentanza del Comitato, ricorda che in Italia i numeri sono agghiaccianti: Mentre gli omicidi sono in calo - sono un terzo rispetto a vent’anni fa -, la violenza contro le donne, invece, è tragicamente in aumento: 84 casi nel 2005, 127 nel 2010, 103 nel 2011, 157 nel 2012 e 179 nel 2013. Oltre 100 quelli compiuti nel 2014 e 7 su 10 di essi avvengono in famiglia. Quasi la metà degli omicidi compiuti dagli ex avviene nel lasso di tempo dei primi tre mesi dopo la rottura della relazione. Diminuiscono le vittime con meno di 35 anni ma aumentano quelle sopra i 45. Il movente per 6 femminicidi su 10 è la gelosia, la non rassegnazione alla separazione o ad un abbandono. «Per scardinare pregiudizi e meccanismi mentali - scrive il Comitato Snoq -, che gli uomini e le donne si portano con sé dalla notte dei tempi, occorre una presa di posizione netta da parte di tutti i politici ed i personaggi pubblici, ed una collaborazione fortissima con la società civile. Ecco perché ci si augura che all’iniziativa partecipino i cittadini, le istituzioni, i sindacati, le associazioni». Snoq si augura che al centro dell'agenda politica si riporti al centro la questione dei finanziamenti ai centri antiviolenza, come La Fenice di Teramo, sapendo che non possono funzionare grazie alle donazioni o alla generosità dei cittadini:  per aiutare e proteggere la donna e i suoi figli vittime di violenza occorrono risorse stabili.

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