Addio garanzie per le piccole e micro imprese, la Regione esclude i Confidi

La protesta delle associazioni datoriali contro l'indirizzo che penalizza il sistema abruzzese
17 ottobre 2018

TERAMO - La organizzazioni datoriali scendono in campo contro la Regione Abruzzo che ha escluso dalla gestione dei fondi per le garanzie per le imprese i Confidi abruzzesi. Succede ad esempio nel recente bando della Fira (la Finanziaria Regionale Abruzzese), che riguarda i fondi comunitari (POR FESR). Eppure, dicono le federazioni regionali di Confindustria, Cna, Casartigiani, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Claai, Confapi, Cia, Confcooperative e Un.I.Pmi, «altri fondi comunitari di identica natura e destinazione, relativi al programma UE 2007/13, sono già attualmente gestiti dai Confidi abruzzesi in favore delle imprese con risultati di efficienza, trasparenza e velocità». Si tratta di oltre 63 milioni di euro erogati a quasi mille aziende del territorio, senza costi a carico della Regione.
«La nuova strada imboccata dal Governo regionale - affermano le associazioni – è discutibile dal punto di vista tecnico e assurda da quello politico, poiché ha espropriato il sistema regionale imprenditoriale delle garanzie dalla gestione dei fondi comunitari loro destinati, consegnandoli alle banche». I riflesso di questa situazione li accusano le migliaia di piccole e micro imprese della regione che avranno sicuramente più difficoltà di accesso al credito, semmai potranno avere accesso: «In questo modo i loro Confidi sono tagliati fuori dalla gestione delle garanzie loro destinate - dicono -. Le logiche delle banche saranno completamente diverse da quelle cooperativistiche e mutualistiche dei Confidi e dunque indirizzeranno i fondi secondo procedure ben diverse da quelle di sostegno alle imprese più deboli, sacrificate sull’altare del potenziamento della Fira». Scelta, dicono le associazoni degli imprenditori, quella della Regione, che le farà aggiudicare la “maglia nera” tra quelle italiane le quali, al contrario, si mostrano attente al sostegno e allo sviluppo del sistema regionale delle garanzie. «Un esempio sono le Marche, il Lazio ela Puglia, per citare solo quelle più vicine, che sostengono le organizzazioni datoriali di garanzia e non utilizzano le Società finanziare regionali contro di esse ma, al contrario, elaborano programmi di comune rafforzamento e sviluppo» Infine, l'appello alla giunta regionale, «ad abbandonare la svolta verticistica di gestione delle risorse comunitarie e a tornare ad una politica che tuteli le tante piccole e micro imprese del territorio e le loro libere associazioni di garanzia».

 
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