Caos ordinanze, l'Izs di Teramo in soccorso dei costruttori edili per riaprire i cantieri

Ance critica sul sindaco de L'Aquila che impone test a tappeto e mascherine non previste per legge
02 maggio 2020

TERAMO - Ancora guai per i costruttori edili, alle prese con la delicata Fase 2 della ripartenza, a causa della confusione generata dal contrasto tra le norme nazionali e le ordinanze locali, emanate proprio a ridosso della ripresa dei cantieri.

 

L’Ance di Teramo, tramite il presidente Ezio Iervelli, denuncia pubblicamente i problemi creati alle imprese da un’ordinanza del sindaco de L’Aquila Pierluigi Biondi, che di fatto rischia di mettere in dubbio il riavvio dei cantieri, ricostruzione compresa. 

 

Oltre ad imporre tamponi certificati su tutti i lavoratori del comparto, con la necessità di acquisire il consenso degli interessati, eseguire i test e attenderne l’esito, l’ordinanza prevede l’utilizzo di mascherine diverse da quelle previste per legge. Tutto questo nonostante i costruttori nei giorni scorsi non avessero raccomandato altro alle istituzioni locali di evitare decisioni in solitaria, non concordate e all’ultimo momento.

 

Per il fronte tamponi l’Ance si è mossa in maniera istantanea, siglando un protocollo d’intesa con l’Izs “Caporale” di Teramo per eseguire 500 tamponi al giorno sui circa 4200 operai dei cantieri aquilani. Il che comporterà almeno una settimana di ritardo nella ripresa effettiva dell’intero comparto, visto che ogni analisi comporta almeno 24/36 ore di tempo per ottenere il risultato. 

L’Ance L’Aquila si sta muovendo anche sul fronte dei test sierologici per monitorare i lavoratori una volta ripresi i lavori. L’idea è di allestire un centro analisi nel vecchio ospedale di Collemaggio, in una tensostruttura dedicata. 

 

Per il resto è il presidente Iervelli a spiegare la posizione dei costruttori: «Dopo due mesi di chiusura e quattro protocolli nazionali per determinare le procedure di ripresa della produzione, è arrivata, come un fulmine a ciel sereno, l’Ordinanza del Sindaco di L’Aquila, la 71, pubblicata il 30 aprile a soli 3 giorni dalla ripartenza, che chiede alle imprese una serie numerosa di adempimenti tra i quali l’esecuzione dei tamponi Covid alle maestranze. È un’iniziativa tardiva e isolata che non ha alcun precedente giuridico e che quantomeno necessitava di regolamentazione da parte della Regione, data la sua delega sanitaria».

 

«Certamente non potremo lavorare se ogni amministrazione fa le sue regole per i cantieri o per ogni altra attività - dichiara Iervelli  - e neppure è giustificabile l’iniziativa del Comune de L’Aquila sul presupposto che a L’Aquila lavorano un numero elevato di imprese. Non sono state individuate procedure speciali neppure per il ponte di Genova (1000 dipendenti in un unico luogo di lavoro) o in grandi poli industriali come quello Sevel della Val di Sangro, dove pure la movimentazione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti è enorme in un apparato produttivo che conta oltre 12.000 addetti considerando indotto e trasporto».

 

«Abbiamo chiesto chiarimenti ai Ministeri competenti in ordine al comportamento che dovranno tenere le imprese anche con espresso riferimento al rapporto con le proprie maestranze” continua il Presidente “ed abbiamo interessato anche l’Ance nazionale. Ora valuteremo tutte le iniziative da mettere in campo non escludendo alcuna opzione; del resto ci stiamo avviando rapidamente verso il caos per la sovrapposizione disordinata dei vari poteri nazionali e locali, con il rischio concreto di una paralisi totale. Non è tollerabile perché è a rischio default tutto il tessuto produttivo e occupazionale».  

 

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